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Arredi in Classe 1 IM per hotel: cosa serve davvero

Dove la norma la richiede, cosa distingue l'omologazione del tessuto da quella dell'assieme, e quali documenti chiedere al fornitore per non trovarsi fermi al collaudo.

In breve. Negli alberghi di nuova costruzione i mobili imbottiti e i materassi devono essere di Classe 1 IM, omologati secondo il decreto del 26 giugno 1984. L'omologazione riguarda il manufatto finito, non i singoli materiali: un tessuto omologato montato su un'imbottitura omologata non fa automaticamente un divano omologato. È il punto in cui la maggior parte dei progetti si blocca.

Che cos'è la Classe 1 IM

La sigla IM sta per imbottiti. È la classe di reazione al fuoco più alta prevista in Italia per i mobili imbottiti, e si misura con la prova della UNI 9175: si applica una piccola fiamma al manufatto e si osserva come reagisce. Il quadro normativo è il decreto ministeriale del 26 giugno 1984, che regola classificazione e omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi.

Non è una classe che si dichiara: si ottiene con una prova di laboratorio su un prototipo, e l'omologazione che ne deriva vale cinque anni ed è rinnovabile.

Dove la norma la richiede

Per le attività ricettive turistico-alberghiere la regola tecnica è il decreto del 9 aprile 1994. Al punto 6.2, sulle nuove costruzioni, stabilisce fra le altre cose che:

  • negli atri, corridoi, disimpegni, scale, rampe e passaggi si possono usare materiali di classe 1 fino a un massimo del 50% della superficie totale — pavimento, pareti, soffitto e proiezioni orizzontali delle scale — mentre il resto deve essere di classe 0, cioè non combustibile;
  • negli altri ambienti i pavimenti possono essere di classe 2, e gli altri rivestimenti di classe 1, o di classe 2 se il locale è protetto da impianti di spegnimento automatico;
  • i mobili imbottiti e i materassi devono essere di classe 1 IM;
  • tutti questi materiali devono essere omologati ai sensi del decreto del 26 giugno 1984.

Per le attività già esistenti il punto 19.2 richiama le stesse prescrizioni, ma esclude proprio la lettera sui mobili imbottiti. È una differenza che vale soldi, e va verificata prima di quotare: ristrutturare un albergo esistente non è come arredarne uno nuovo.

Esiste poi la strada del Codice di prevenzione incendi, con la regola tecnica verticale dedicata alle attività ricettive. Quale delle due si applica al vostro cantiere lo stabilisce il progetto antincendio: chiedetelo al progettista prima di mandare in produzione, perché cambia quello che dovete certificare.

Il punto dove i progetti si fermano: tessuto omologato non è assieme omologato

È l'equivoco più costoso di tutto il capitolato.

I singoli materiali — il rivestimento, l'imbottitura — si provano ciascuno per conto proprio e ottengono la loro classificazione. Il manufatto imbottito, invece, si prova assemblato: tessuto, imbottitura, fusto e cuciture insieme, come sarà nella camera.

E il risultato non è la somma dei pezzi. Componenti che presi singolarmente si comportano bene possono dare esito negativo una volta montati insieme, perché fra i materiali avvengono reazioni che nella prova sul singolo campione non si vedono.

Tradotto in pratica: un tessuto con il suo certificato di Classe 1 IM non rende Classe 1 IM il divano su cui è montato. Chi consegna un fascicolo di certificati dei singoli materiali al posto dell'omologazione dell'assieme sta consegnando il documento sbagliato, e in collaudo lo si scopre a mobili già in camera.

Cosa succede se il cliente cambia il rivestimento

L'omologazione decade automaticamente se il prodotto subisce una qualsiasi modifica, e il cambio di rivestimento è una modifica.

Succede più spesso di quanto si creda: il progetto è chiuso, l'interior designer cambia la pelle di una poltrona all'ultimo, e quella poltrona esce dal perimetro dell'omologazione. Se la variante non è già coperta da una prova, va rifatta la prova. Per questo, quando una commessa prevede varianti di rivestimento, le varianti vanno decise prima delle prove, non dopo.

I documenti da chiedere al fornitore

Prima della consegna, non dopo:

  • il certificato di omologazione del manufatto imbottito in Classe 1 IM, intestato al produttore, con il numero e la data — e la verifica che non sia scaduto, perché la validità è di cinque anni;
  • il marchio di conformità al prototipo omologato applicato sul pezzo, oppure la dichiarazione di conformità al prototipo rilasciata a ogni fornitura;
  • la corrispondenza fra quello che c'è scritto sull'omologazione e quello che vi è stato consegnato: stessa composizione, stesso rivestimento, stessa imbottitura.

Quest'ultimo controllo è quello che salta più spesso, ed è quello che il comando dei vigili del fuoco guarda per primo.

Perché conviene un fornitore che produce

Il valore più importante, in una commessa alberghiera, non è il prezzo del divano: è il tempo.

Un albergo che apre in ritardo non perde soltanto le settimane di ritardo: perde le prenotazioni già prese, la stagione, il primo passaparola. E un collaudo che si ferma su un certificato sbagliato non si risolve in un giorno — significa smontare, rispedire, riprovare, riprogrammare.

Prodotti realizzati a norma, certificati e consegnati nei tempi concordati vogliono dire aperture veloci, nessun tempo morto in cantiere e nessun mal di testa per chi il progetto lo deve consegnare. Il cliente apre e comincia a fatturare sapendo che tutto è in regola.

È il motivo per cui produrre internamente non è un dettaglio industriale ma una garanzia di data: chi ha il reparto in casa risponde di sé, non del ritardo di un terzista.

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Questa pagina è una guida pratica, non un parere tecnico. Il progetto antincendio e le verifiche di conformità restano di competenza del professionista incaricato e del comando dei vigili del fuoco.