Guide · Contract
Quali documenti devono arrivare con gli arredi di un albergo?
Rapporti di prova, omologazioni, dichiarazioni di conformità e di corretta posa: che cosa deve arrivare insieme ai mobili, chi lo firma e che cosa succede se manca.
Con gli arredi di un albergo non arrivano soltanto i mobili: arriva un fascicolo. Rapporti di prova, omologazioni o dichiarazioni di conformità, dichiarazioni di corretta posa. Sono la parte della fornitura che si vede solo il giorno in cui qualcuno la chiede, e quel giorno è sempre stretto.
Perché i documenti sono parte della fornitura e non un allegato?
Perché senza di loro l'arredo, dal punto di vista della pratica antincendio, non esiste.
Un albergo, prima di aprire, presenta una Segnalazione Certificata di Inizio Attività, e in quella pratica un professionista attesta fra le altre cose la conformità dei prodotti impiegati ai fini della reazione al fuoco. Non lo fa a memoria: lo fa sulla base dei documenti dei prodotti effettivamente installati. Se per una poltrona il documento non c'è, o c'è ma è riferito a un'altra combinazione di materiali, quella riga non si può firmare.
È qui che un problema di carta diventa un problema di tempo. Un divano consegnato senza il suo rapporto di prova non va sostituito: va documentato. Ma documentarlo dopo significa risalire al lotto, al rivestimento, alla combinazione provata, e a volte significa una prova nuova. Sono settimane, e cadono nel punto del calendario in cui non ce ne sono. Su come si conta quel calendario a ritroso dall'apertura abbiamo scritto una guida a parte.
Quali documenti devono arrivare, uno per uno?
Cinque cose, e conviene chiederle per iscritto in fase d'ordine, non alla consegna.
Il primo è il documento che attesta la prestazione al fuoco del pezzo: a seconda del prodotto è un certificato di omologazione con il suo numero, oppure una dichiarazione di conformità del produttore che richiama il rapporto di prova. In tutti i casi deve essere riferito a quel prodotto e a quella combinazione di materiali, non a una famiglia di prodotti.
Il secondo è il rapporto di prova a cui quel documento si appoggia, o almeno i suoi estremi: laboratorio, numero, data, norma applicata e descrizione del campione provato. È la parte che permette di verificare la corrispondenza fra il pezzo consegnato e il pezzo provato.
Il terzo è l'elenco dei pezzi consegnati con il loro riferimento: codice, rivestimento, finitura, lotto. È il documento più banale e il più dimenticato, ed è quello che tiene insieme tutti gli altri — perché un certificato senza un pezzo a cui riferirlo non serve a nessuno.
Il quarto è la dichiarazione di corretta posa in opera, dove c'è una posa: riporta modello, tipologia e marca del materiale, la descrizione delle prestazioni, gli estremi della dichiarazione di prestazione, i dati del produttore e la classe di reazione al fuoco.
Il quinto sono le istruzioni di manutenzione e pulizia: non servono alla pratica antincendio, servono all'albergo, perché un rivestimento pulito con il prodotto sbagliato dura la metà.
Chi firma che cosa?
Tre firme diverse, e non sono intercambiabili.
Il produttore dichiara il prodotto: è lui che ha fatto la prova o che ha ottenuto l'omologazione, e la sua dichiarazione riguarda quello che ha fabbricato.
Chi installa dichiara la posa: che quel prodotto è stato messo in opera come previsto, con i materiali dichiarati.
Il professionista incaricato raccoglie e assevera: nella pratica antincendio la dichiarazione sui prodotti impiegati ai fini della reazione e della resistenza al fuoco si presenta con il modello ministeriale dedicato, il MOD. PIN 2.3-2012 — la sigla che si sente chiamare DICH.PROD — previsto dall'articolo 4 del decreto del 7 agosto 2012. Per la resistenza al fuoco degli elementi costruttivi in opera esiste un modello distinto, il MOD. PIN 2.2-2012, noto come CERT.REI.
Nessuno può firmare al posto di un altro: un fornitore non può dichiarare una posa che non ha fatto, un professionista non può asseverare un prodotto di cui non ha il documento. Per questo il fascicolo si costruisce lungo la fornitura, non alla fine.
Classe italiana o euroclasse: perché la risposta dipende da che cos'è il pezzo?
Perché dal 2023 i due mondi si sono separati, ed è la novità che più spesso manda fuori strada un capitolato.
Per i prodotti da costruzione le classi italiane non sono più utilizzabili: il decreto del 14 ottobre 2022 ha imposto la classificazione con le sole procedure europee della norma EN 13501-1, con un transitorio di sei mesi per la produzione e l'immissione sul mercato e di dodici mesi per l'installazione. Dal 28 ottobre 2023, in un'attività soggetta a controllo di prevenzione incendi, un prodotto da costruzione in classe italiana non si installa.
Per i materiali di arredamento, invece, le prove italiane restano: lo stesso decreto le lascia utilizzabili per la certificazione e l'omologazione dei materiali che prodotti da costruzione non sono, e il decreto del 26 giugno 1984 continua a governare gli arredi. Le sedie e le poltrone con seduta o schienale in materiale non rigido rientrano nel suo campo di applicazione e si classificano in classe IM.
Tradotto in pratica: nello stesso capitolato «Classe 1» chiesta per un elemento fisso è oggi una prescrizione che non si può soddisfare, mentre «Classe 1 IM» chiesta per una poltrona è esattamente la prescrizione giusta. E poiché la linea non passa fra i mobili e i tessili ma fra ciò che è prodotto da costruzione e ciò che non lo è, nel caso dubbio fa fede la documentazione del produttore, letta insieme al professionista che deposita la pratica.
Perché il certificato di un tessuto non basta?
Perché la prova non riguarda il tessuto: riguarda l'assieme.
Su un imbottito la prestazione al fuoco nasce dalla combinazione di rivestimento, imbottitura e struttura. Un tessuto omologato montato su un'imbottitura diversa da quella provata dà un oggetto di cui non si sa niente, e nessun documento del tessuto copre quel vuoto. È il motivo per cui un fornitore serio, quando gli si chiede di cambiare il rivestimento a progetto avviato, non risponde «sì» a giro di posta: risponde dicendo se quella combinazione è già stata provata.
C'è anche un dettaglio che vale la pena conoscere, perché riguarda proprio i dettagli. Sugli imbottiti i materiali di finitura possono essere diversi dai compositi provati, e privi di certificazione propria, solo se occupano al massimo il dieci per cento della superficie totale di seduta e schienale; oltre quel limite devono essere in classe 1. Su una poltrona con profili e cuciture importanti quella soglia si avvicina più in fretta di quanto sembri. Sul rapporto fra tessuto, assieme e classe abbiamo scritto una guida dedicata.
Che cosa cambia se un documento manca il giorno del collaudo?
Cambia la data di apertura, ed è il solo modo onesto di dirlo.
In una commessa alberghiera il valore più importante è il tempo. Un albergo che apre alla data prevista comincia a fatturare alla data prevista, e ogni settimana di ritardo è una settimana di camere non vendute che non si recupera. Prodotti a norma, certificati e consegnati nei tempi non sono tre requisiti separati: sono la stessa cosa guardata da tre lati, e un documento mancante blocca la pratica che permette di aprire.
Per questo il fascicolo si chiede in fase d'ordine, con una riga nel contratto che elenca i documenti attesi e il momento in cui devono arrivare. È una riga che non costa niente a chi la scrive e molto a chi la dimentica.
Su come lavoriamo in fabbrica e in cantiere, e su che cosa accompagna una fornitura contract, si trova un quadro d'insieme nella pagina Contract; i pezzi nascono dalle nostre collezioni o dal disegno del progettista. Per una commessa in corso, scriveteci.
Domande frequenti
Il fornitore è obbligato a consegnare i certificati?
Il fornitore è responsabile di quello che dichiara sul prodotto che ha fabbricato, e senza quella dichiarazione il prodotto non è utilizzabile dove la prestazione al fuoco è prescritta. La via breve è contrattuale: l'elenco dei documenti attesi si scrive nell'ordine.
Un certificato vale per sempre?
Il documento resta quello che è, ma vale per la combinazione di materiali che descrive: se cambia il rivestimento, l'imbottitura o la struttura, non descrive più il pezzo consegnato. Ed è cambiato il quadro delle classi ammesse per i prodotti da costruzione, dove dal 28 ottobre 2023 valgono solo le euroclassi.
A chi vanno consegnati questi documenti?
Al committente, che li conserva, e al professionista che prepara la pratica antincendio, che li usa per compilare il modello dedicato. Conviene che il fascicolo sia uno solo, ordinato per ambiente e per pezzo.
Basta un documento unico per tutta la fornitura?
No, e sarebbe sospetto. La dichiarazione riassuntiva che finisce nella pratica è una, ma si appoggia ai documenti dei singoli prodotti, ciascuno riferito al proprio pezzo.

