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Perché un divano non ha un'euroclasse

In un capitolato alberghiero capita di leggere «arredi in euroclasse B-s1,d0». Per un divano è una richiesta che non si può soddisfare, e non perché manchi severità: le euroclassi non esistono per i mobili imbottiti.

In breve. L'euroclasse è il linguaggio dei prodotti da costruzione. Un divano, una poltrona, un materasso non lo sono: hanno un regime proprio, l'omologazione italiana, e una classe propria, la 1 IM. Qui c'è dove passa il confine fra arredo e prodotto da costruzione, e come si scrive una voce verificabile.

Che cosa chiede un capitolato quando scrive «euroclasse B-s1,d0»?

Chiede una classificazione europea di reazione al fuoco secondo la EN 13501-1: una lettera, da A1 a F, seguita da due indici, s per la produzione di fumo e d per il gocciolamento di materiale infiammato. È la sigla che si legge sui pannelli, sui controsoffitti, sui rivestimenti, sui pavimenti.

Quella norma dichiara il proprio campo di applicazione: classifica i prodotti da costruzione, compresi quelli incorporati negli elementi edilizi, con l'unica esclusione esplicita dei cavi di potenza, comando e comunicazione. E un prodotto da costruzione, nel senso del Regolamento europeo 305/2011, è un prodotto fabbricato per essere incorporato in modo permanente in un'opera.

Un divano non lo è. Una poltrona non lo è. Un materasso non lo è. Non è un vuoto normativo, come se nessuno avesse ancora pensato agli imbottiti: è un regime diverso.

Perché un mobile imbottito non può avere un'euroclasse?

Perché non essendo un prodotto da costruzione non ha una specificazione tecnica armonizzata su cui essere marcato CE, e l'euroclasse è il linguaggio di quel regime. Per i manufatti che restano fuori, l'Italia ha un sistema proprio e più antico: l'omologazione prevista dal decreto ministeriale del 26 giugno 1984, poi modificato — fra l'altro dal decreto del 3 settembre 2001.

Per gli imbottiti la prova è la UNI 9175, la prova della piccola fiamma su mobili imbottiti. Misura il tempo di post-combustione e il tempo di post-incandescenza, e porta a tre classi: 1.IM, 2.IM, 3.IM, dalla migliore alla peggiore. Un imbottito che non raggiunge nemmeno la 3.IM non viene classificato: non esiste una classe peggiore in cui ripararsi.

Il documento che accompagna il pezzo, di conseguenza, non è una dichiarazione di prestazione europea: è un atto di omologazione, con un marchio di conformità che riporta produttore, anno, classe, estremi dell'omologazione, impiego previsto e manutenzione, oppure una dichiarazione di conformità al prototipo omologato. Due campi di quel marchio sono quelli che in cantiere fanno discutere: l'impiego e la posa in opera. Un'omologazione rilasciata per il tendone di una tensostruttura non copre lo stesso materiale appeso come tendaggio in una camera.

Dove passa il confine, dentro una camera d'albergo?

Nella stessa stanza convivono due regimi, e la linea non segue la sensazione comune di che cosa sia «arredo». Chiedere «classe 1 italiana» su un controsoffitto marcato CE è l'errore simmetrico a chiedere un'euroclasse su un divano. Il modo più solido di tenere il confine è leggere le tabelle del Codice di prevenzione incendi.

Il Codice, cioè il decreto del 3 agosto 2015, non ragiona per classi ma per gruppi di materiali, da GM0 a GM4: GM0 raccoglie i materiali di classe italiana 0 o di euroclasse A1, GM4 tutto ciò che non rientra nei gruppi migliori. Le tabelle del capitolo sulla reazione al fuoco dicono, materiale per materiale, quale classe italiana e quale euroclasse portano a quale gruppo.

La tabella dei materiali di arredamento, delle scenografie e dei tendoni per coperture ha queste righe: mobili imbottiti — e fra parentesi poltrone, divani, materassi, sommier, guanciali, topper, cuscini — biancheria, sedute non imbottite, tendoni, sipari, drappeggi, tendaggi e scenografie. Su tutte, la colonna delle euroclassi riporta «[na]»: non applicabile. Non è una dimenticanza, è la stessa cosa detta in forma di tabella. La tabella dei materiali di rivestimento e completamento elenca invece controsoffitti, rivestimenti e pavimentazioni, e lì le euroclassi ci sono tutte.

Un'avvertenza pratica: in un capitolato conviene citare la categoria di materiale, non il numero della tabella. I numeri sono cambiati con le revisioni del Codice; la dizione «mobili imbottiti» no.

E se l'albergo non applica il Codice ma il decreto del 1994?

Può farlo, e molti lo fanno. Le attività ricettive hanno conservato il doppio binario anche dopo il decreto del 12 aprile 2019, in vigore dal 20 ottobre 2019, che per quarantadue attività ha reso il Codice l'unico riferimento. Per gli alberghi si progetta con il decreto del 9 aprile 1994 oppure con il Codice e la sua regola tecnica verticale, introdotta dal decreto del 9 agosto 2016 per le strutture con più di venticinque posti letto.

Il decreto del 1994, al punto 6.2, distingue sei casi, e le classi richieste non sono una sola:

  • classe 1 fino al cinquanta per cento della superficie nelle vie di passaggio, con il resto in classe 0;
  • pavimentazioni di classe 2 e altri rivestimenti di classe 1 negli altri ambienti;
  • isolanti in vista non oltre la classe 1;
  • i materiali suscettibili di prendere fuoco su entrambe le facce — e il decreto nomina espressamente i tendaggi — devono essere di classe non superiore a 1;
  • i mobili imbottiti e i materassi devono essere di classe 1 IM.

Su un punto i due binari non si sovrappongono. Una nota ministeriale del 23 febbraio 2000 ha chiarito che guanciali, sommier, biancheria da letto e trapunte non ricadono nell'obbligo di classe 1 IM del punto 6.2, mentre la tabella del Codice li elenca fra i mobili imbottiti. L'elenco dei pezzi coinvolti non è identico nei due percorsi, e conviene saperlo prima di firmare.

Che cosa si scrive, allora, in un capitolato?

Tre righe distinte, invece di una generica. Per gli imbottiti: classe 1 IM secondo UNI 9175, con atto di omologazione del prototipo o dichiarazione di conformità al prototipo omologato, riferita all'assieme finito e non al solo tessuto. Per rivestimenti, controsoffitti e pavimenti: l'euroclasse completa dei suoi indici, la norma di classificazione e la dichiarazione di prestazione. Per tendaggi, sipari e sedute non imbottite: la classe italiana, con l'impiego dichiarato sull'omologazione coerente con l'impiego reale.

Chi chiede un'euroclasse su un divano, nel migliore dei casi, riceve il certificato del tessuto e lo accetta per l'assieme: è il punto in cui la conformità si perde senza che nessuno se ne accorga, e la pagina sugli arredi in Classe 1 IM per hotel entra nel dettaglio.

Perché una voce impossibile costa tempo, non soldi

Una prescrizione senza documento corrispondente non si scopre alla firma dell'ordine. Si scopre alla consegna della documentazione, quando la direzione lavori chiede una dichiarazione che nessun produttore può emettere, e la fornitura si ferma lì.

In una commessa alberghiera quel conto non si fa in euro: si fa in settimane di camere non vendute, perché il documento giusto arriva dopo e l'apertura slitta. Il valore che si difende scrivendo bene una riga è la data di apertura, ed è da lì che il committente comincia a fatturare: per questo la documentazione si chiede quando si costruisce il calendario della fornitura, non alla consegna.

Come lavoriamo

Un prototipo omologato regge soltanto se l'assieme resta quello provato: la stessa struttura, lo stesso espanso, lo stesso rivestimento. Lavorare strutture, legno e imbottitura nella stessa fabbrica serve a sapere, pezzo per pezzo, a quale prototipo corrisponde.

È anche la ragione per cui la scelta del rivestimento non è un passaggio estetico separato dal resto: la pelle o il tessuto che si sceglie fa parte dell'assieme provato, e va deciso insieme al progetto e non dopo.

Domande frequenti

Un tessuto con euroclasse B-s1,d0 rende il divano conforme?

No, per due ragioni che si sommano. L'euroclasse di un tessuto riguarda il tessuto in un impiego da prodotto da costruzione, non il comportamento dell'assieme imbottito; e la classificazione dell'imbottito si ottiene provando l'assieme, non i componenti presi uno per uno.

Esiste una tabella di equivalenza fra euroclassi e classi italiane?

Per i prodotti da costruzione le tabelle del Codice mettono in corrispondenza le due famiglie attraverso i gruppi di materiali. Per i mobili imbottiti no: la colonna europea riporta «non applicabile», perché non c'è niente da mettere in corrispondenza.

Che cosa succede se l'impiego scritto sull'omologazione non è quello reale?

È un punto da risolvere prima dell'installazione, non dopo. L'omologazione autorizza una classe per un impiego e una posa in opera dichiarati: se il materiale viene usato in un modo diverso, il documento non copre quell'uso.

Che cosa si scrive in capitolato per non chiedere una cosa impossibile?

Tre righe distinte invece di una generica: per gli imbottiti la classe 1 IM secondo UNI 9175 con l'atto di omologazione del prototipo riferito all'assieme finito; per rivestimenti, controsoffitti e pavimenti l'euroclasse completa dei suoi indici con la dichiarazione di prestazione; per tendaggi, sipari e sedute non imbottite la classe italiana, con l'impiego dichiarato sull'omologazione coerente con l'impiego reale.

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Norme, classi e decreti citati in questa pagina sono verificati alla fonte, e restano indicazioni generali: la prescrizione che vale è quella del progetto antincendio approvato, da leggere insieme a chi l'ha firmato.