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L'omologazione indica un altro impiego: vale?

Arriva il certificato e qualcosa non torna: il modello ha un altro nome, il rivestimento è di un'altra partita, l'impiego dichiarato non è il suo. Qui c'è come si legge un'omologazione in classe 1 IM, quali scostamenti la lasciano valida e quali la fanno decadere.

In breve. L'omologazione riguarda un prototipo provato in laboratorio, e per un mobile imbottito quel prototipo è l'assieme: struttura, imbottitura e rivestimento insieme. La domanda giusta non è se il documento sia valido, ma se descriva la cosa che è stata consegnata. Colore e disegno diversi non la toccano; un cambio di rivestimento, di imbottitura o di struttura sì.

Che cosa certifica, esattamente, un'omologazione?

Conviene partire dalla definizione, perché è lì che si sciolgono quasi tutti i dubbi. Il decreto ministeriale del 26 giugno 1984 chiama omologazione la «procedura tecnico-amministrativa con la quale viene provato il prototipo di materiale, certificata la sua classe di reazione al fuoco ed emesso da parte del Ministero dell'Interno il provvedimento di autorizzazione alla riproduzione del prototipo stesso prima della immissione del materiale sul mercato».

Una parola di quella frase conta più delle altre: prototipo. L'oggetto dell'omologazione non è un nome commerciale e non è un disegno: è un esemplare fisico provato in laboratorio, e tutto ciò che viene dopo è autorizzazione a riprodurlo.

Per un mobile imbottito l'esemplare non è il tessuto. È l'assieme: struttura, imbottitura e rivestimento provati insieme con il metodo UNI 9175, reazione al fuoco di mobili imbottiti sottoposti all'azione di una piccola fiamma. Da quella prova escono le classi 1 IM, la migliore, 2 IM e 3 IM, più la condizione di non classificabile. Un certificato che riguarda soltanto la stoffa non dice nulla sull'assieme: è un pezzo del percorso, non il punto di arrivo. È la stessa logica che sta alla base della guida su quando serve la Classe 1 IM negli alberghi.

Perché l'impiego entra dentro la classificazione

Qui sta il nodo della domanda. Lo stesso decreto, all'articolo 2, definisce il materiale come «il componente (o i componenti variamente associati) che può (o possono) partecipare alla combustione in dipendenza della propria natura chimica e delle effettive condizioni di messa in opera per l'utilizzazione». La circolare n. 17 MI.SA del 16 aprile 1987 lo ha ribadito: quella definizione «fa espresso riferimento alle effettive condizioni di posa in opera e di impiego».

Vuol dire che la classe non è una proprietà che il materiale si porta addosso in ogni situazione. È il risultato di una prova fatta su un materiale in certe condizioni. Cambiando le condizioni, agli occhi della norma si ha un altro materiale: non un materiale peggiore, un altro.

Questo spiega anche perché la domanda va posta al rovescio. Non «il documento è valido?», ma «il documento descrive la cosa che mi è stata consegnata?». Se la descrive, vale. Se descrive qualcos'altro, non c'è timbro che lo faccia valere.

Quali differenze non la fanno decadere

Non tutti gli scostamenti contano, e vale la pena sapere quali si possono archiviare subito.

  • Il colore e il disegno. La circolare n. 27 MI.SA del 21 settembre 1985 chiarisce che il certificato di omologazione è valido anche per prodotti con caratteristiche apparenti diverse, limitatamente al colore o al disegno. Un rivestimento della stessa costruzione in una tinta differente non richiede una prova nuova.
  • Le finiture di entità residuale. La circolare n. 1/2016 del Dipartimento dei Vigili del Fuoco, protocollo 2307 del 24 febbraio 2016, ammette materiali di finitura differenti da quelli del composito provato «a condizione che gli stessi abbiano carattere residuale ovvero costituiscano non più del 10% della superficie totale». Una passamaneria, un bordo a contrasto, un profilo in cuoio rientrano in questa misura.
  • Il nome del modello e il codice d'ordine. Non sono l'oggetto dell'omologazione. Quello che deve corrispondere sono gli estremi dell'atto e la composizione dell'assieme.
  • Le forniture successive. L'omologazione autorizza la riproduzione; ogni fornitura è accompagnata dalla dichiarazione di conformità del produttore, con cui attesta la conformità del materiale al prototipo omologato e che riporta gli estremi dell'omologazione.

Quali la fanno decadere

Tre casi, e sono netti.

Una modifica al prodotto. L'omologazione ha validità di cinque anni, è rinnovabile su domanda del produttore e decade automaticamente se il prodotto subisce una qualsiasi modifica. Il prototipo provato e il pezzo consegnato devono essere la stessa cosa.

Un rivestimento diverso oltre il colore. Cambiare la famiglia del tessuto, passare da un tessuto a una pelle, cambiare l'imbottitura: ognuna di queste è una modifica dell'assieme, e l'assieme era l'oggetto della prova. Sulla scelta del rivestimento, e su che cosa cambia fra una pelle e l'altra, c'è la guida dedicata alle pelli dei divani su misura.

La scadenza. Cinque anni dall'atto. Un'omologazione scaduta non diventa falsa, diventa inutilizzabile.

«Ho l'omologazione di un altro modello della stessa famiglia»

È il caso più frequente, e il più scivoloso, perché il documento è autentico e il fornitore è in buona fede. Tre domande lo chiudono in mezza giornata.

  • Quali sono gli estremi dell'atto riferito a questo modello.
  • Qual è la composizione dell'assieme provato, voce per voce: struttura, imbottitura, rivestimento.
  • Esiste la dichiarazione di conformità intestata a questa fornitura.

Se la risposta alla prima domanda è che l'atto riguarda un altro assieme, la strada non è discutere: è chiedere se esiste un'omologazione che copre questo, oppure programmare la prova. Il tempo per farlo si trova solo se la domanda arriva presto, ed è uno dei motivi per cui il calendario di una fornitura alberghiera va contato a ritroso dall'apertura.

In albergo: che cosa serve e che cosa no

Il decreto ministeriale del 9 aprile 1994 chiede che i mobili imbottiti e i materassi siano di classe 1 IM di reazione al fuoco. Lo ha ricordato la nota del Dipartimento, protocollo P119/4122/1 sott. 3 del 23 febbraio 2000, rispondendo a un quesito proprio su questo punto.

La stessa nota precisa il confine, e il confine è utile quanto l'obbligo: per i materiali non equiparabili a mobili imbottiti o materassi — guanciali, sommier, biancheria da letto, trapunte — non è richiesta la comprovazione della classe 1 IM, ma il loro contributo combustibile va valutato nel carico d'incendio complessivo della camera. Tappeti, quadri e simili, dice un'altra nota dello stesso Dipartimento, protocollo P226/4122/1 sott. 3 del 10 maggio 2001, «non rientrano tra i materiali soggetti all'obbligo di classificazione ai fini della reazione al fuoco».

Sapere dove l'obbligo finisce evita due errori opposti: chiedere certificati che nessuno deve produrre e dimenticare che quei materiali, pur non classificati, pesano sul carico d'incendio.

Che cosa fare quando il documento e la fornitura non combaciano

  • Mettere i due testi uno accanto all'altro: la composizione descritta nell'atto e quella dell'ordine. Non il nome, la composizione.
  • Isolare lo scostamento. Colore o disegno, finitura residuale entro il dieci per cento, oppure cambio di rivestimento, di imbottitura o di struttura.
  • Verificare la data. Cinque anni dall'atto, e la fornitura dentro quella finestra.
  • Chiedere la dichiarazione di conformità intestata a questa fornitura, con gli estremi dell'omologazione.

Se lo scostamento è reale, decidere presto fra tre strade: un assieme già omologato che corrisponde, una prova nuova sull'assieme richiesto, oppure una variante di progetto. Tutte e tre si governano, se la domanda arriva prima della produzione.

E se il progetto è fuori dall'Italia?

Il Regno Unito ragiona per livelli di rischio invece che per classi. La BS 7176:2007+A1:2011 fissa quattro categorie di rischio e, per le sedute imbottite di un albergo, la categoria indicata è quella intermedia, medium hazard. Le prove richiamate sono il fiammifero, la sigaretta e la sorgente di accensione 5, nota come crib 5, specificata alla sezione 11 della BS 5852:2006.

Il principio, però, è lo stesso: ciò che deve risultare conforme è l'assieme, rivestimento e imbottitura insieme, non il solo tessuto. Un trattamento superficiale applicato dopo non rende conforme un assieme che non lo è.

Come lavoriamo

Un prototipo omologato regge soltanto se l'assieme resta quello provato: la stessa struttura, lo stesso espanso, lo stesso rivestimento. Lavorare strutture, legno e imbottitura nella nostra fabbrica serve a sapere, pezzo per pezzo, a quale prototipo corrisponde quello che esce.

Per questo, quando un capitolato chiede un assieme che non è fra quelli già omologati, la cosa utile è dirlo subito e mettere sul tavolo le tre strade possibili con i tempi di ciascuna, invece di scoprire lo scostamento alla consegna della documentazione.

Domande frequenti

Un certificato del tessuto in classe 1 basta per un divano?

No. Per un mobile imbottito l'oggetto della prova è l'assieme, provato con il metodo UNI 9175. Il certificato del tessuto è un documento utile a chi costruisce l'assieme, non un sostituto della sua omologazione.

Se il rivestimento è migliore di quello provato, l'omologazione resta valida?

No. L'omologazione copre il prototipo provato. Una differenza che non sia di colore o di disegno, o una finitura oltre la soglia residuale del dieci per cento, è una modifica dell'assieme.

Quanto dura un'omologazione?

Cinque anni, rinnovabili su domanda del produttore. Decade automaticamente se il prodotto subisce una qualsiasi modifica.

Chi deve conservare i documenti, noi o il committente?

Il produttore emette la dichiarazione di conformità al prototipo omologato in occasione della fornitura; il titolare dell'attività la tiene con la documentazione antincendio. Nella pratica conviene che entrambi ne abbiano copia, con gli estremi dell'omologazione leggibili.

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Norme, classi e decreti citati in questa pagina sono verificati alla fonte, e restano indicazioni generali: la prescrizione che vale è quella del progetto antincendio approvato, da leggere insieme a chi l'ha firmato.