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Arredi per studentati: che cosa chiede davvero la norma italiana
Uno studentato è un'attività soggetta al controllo dei Vigili del fuoco, ma non è un albergo, e la regola tecnica degli alberghi non lo nomina.
In breve. Uno studentato è un'attività soggetta al controllo dei Vigili del fuoco, ma non è un albergo, e la regola tecnica degli alberghi non lo nomina. Da qui nascono due errori opposti e ugualmente costosi: copiare il capitolato di un hotel, oppure non scrivere niente. Qui c'è che cosa si applica davvero, quali arredi devono avere una classe di reazione al fuoco e come si scrive la riga che regge in collaudo.
Uno studentato è un'attività soggetta?
Sì, e per nome. L'Allegato I del D.P.R. 151/2011 elenca all'attività 66 «alberghi, pensioni, motel, villaggi albergo, residenze turistico-alberghiere, studentati, villaggi turistici, alloggi agrituristici, ostelli per la gioventù, rifugi alpini, bed & breakfast, dormitori, case per ferie, campeggi». Non è una categoria in cui gli studentati entrano per analogia: ci sono scritti.
Questo significa che sopra una certa capienza la struttura è soggetta ai controlli di prevenzione incendi, e che gli arredi non sono un tema di arredamento ma un tema di progetto antincendio.
Allora vale la regola tecnica degli alberghi?
No, ed è il punto che quasi tutti i capitolati sbagliano.
Il D.M. 9 aprile 1994, la regola tecnica storica delle attività ricettive, elenca nel proprio campo di applicazione alberghi, motel, villaggi-albergo, villaggi turistici, affittacamere, case e appartamenti per vacanze, alloggi agrituristici, ostelli per la gioventù, residenze turistico-alberghiere e rifugi alpini. Gli studentati non ci sono. È quel decreto a contenere la prescrizione più citata d'Italia — «i mobili imbottiti ed i materassi devono essere di classe 1 IM» — e a contenerla per gli alberghi.
Quello che invece li comprende è il Codice di prevenzione incendi: la regola tecnica verticale V.5, introdotta dal D.M. 9 agosto 2016, si applica alle «attività ricettive turistico-alberghiere e studentati, alloggi turistici, ostelli, bed and breakfast, dormitori e case per ferie».
La differenza non è formale. Il decreto del 1994 dà prescrizioni fisse: una classe per i pavimenti, una per i tendaggi, la 1 IM per gli imbottiti. Il Codice lavora per livelli di prestazione: la classe che serve a un materiale dipende dal livello che il progettista attribuisce a quel compartimento. Conclusione pratica, e va scritta in capitolato in questa forma: la classe di reazione al fuoco degli arredi di uno studentato non è un dato di catalogo, è un dato di progetto. Chi scrive il capitolato deve farsela dare dal progettista antincendio e riportarla, invece di copiare «classe 1 IM» da un capitolato alberghiero.
Che in pratica si finisca spesso sulla 1 IM è vero. Che sia automatico, no.
Quali arredi devono avere una classe di reazione al fuoco?
Meno di quanti si pensi, e vale la pena saperlo perché chiedere certificati che la norma non chiede costa tempo e soldi.
La misura S.1 del Codice ha una tabella, la S.1-5, che — come conferma la nota dei Vigili del fuoco del 2 settembre 2020, prot. 11297 — elenca puntualmente i materiali che devono avere requisiti di reazione al fuoco. Sono i mobili imbottiti (poltrone, divani, materassi, cuscini, sedie imbottite), il bedding (coperte, copriletti), i mobili fissati e non agli elementi strutturali (sedie e sedili non imbottiti), i tendoni delle tensostrutture, sipari, drappeggi e tendaggi, e il materiale scenico.
Chi legge la lista dalla parte di una camera di studentato nota subito che cosa non c'è: l'armadio, la scrivania e il letto in quanto struttura non sono nominati. È una questione ancora discussa fra i tecnici — la nota del 2020 nasce proprio da una richiesta di chiarimento sull'estensione della voce a librerie, armadiature, scrivanie e tavoli — e proprio per questo il capitolato deve dirlo esplicitamente invece di lasciarlo intendere.
La riga giusta non è «arredi ignifughi». È: per ciascuna famiglia di arredo, la classe richiesta, la norma di prova e l'oggetto della prova, secondo i livelli di prestazione attribuiti dal progetto antincendio. Come si scrive per esteso, materiale per materiale, è in Come si scrive la voce di capitolato per gli arredi di un albergo.
E gli standard degli alloggi universitari che cosa chiedono?
Meno di quanto ci si aspetti, e questo è il secondo vuoto.
L'Allegato C del D.M. 481/2024, quello intitolato «Standard», fissa con precisione le superfici: la superficie netta residenziale «deve essere uguale o superiore a 10,6 mq/posto letto per la camera singola o 8,1 mq/posto letto per la camera doppia», con la camera singola a non meno di 9,3 mq e la doppia a non meno di 13,6 mq.
Sugli arredi c'è invece una frase sola, ed è questa: la residenza «deve rispondere, per quanto possibile, a requisiti di massima manutenibilità, durabilità e sostituibilità dei materiali e componenti». Non c'è un elenco di arredi obbligatori e non c'è un rimando a norme di prodotto.
È una frase giusta e inservibile allo stesso tempo, perché descrive un'intenzione e non una misura — lo stesso difetto di «ignifugo». Tradurla in qualcosa di verificabile è il lavoro di chi scrive il capitolato, e si fa con le tre parole che contiene.
Manutenibilità: si scrive chiedendo che le parti soggette a usura siano sostituibili senza smontare il pezzo, e che la ferramenta sia commerciale e reperibile. Durabilità: si scrive citando la norma di prodotto e il livello d'uso, non un aggettivo. Sostituibilità: si scrive fissando le dimensioni e gli interassi di foratura, in modo che fra cinque anni un pezzo si possa rifare uguale senza rifare la camera.
Quale livello d'uso chiedere, se lo studentato non è nominato dalle norme?
Qui bisogna essere onesti, perché il campo è pieno di affermazioni comode. La EN 15372, che regola i tavoli non domestici, prevede tre livelli d'uso e per ciascuno nomina gli ambienti: leggero per camere d'albergo, chiese e biblioteche; generale per hotel, caffetterie, ristoranti, sale pubbliche, banche, bar e sale riunioni; severo per locali notturni, stazioni, aree pubbliche ospedaliere, casinò, case di riposo, spogliatoi sportivi, carceri e caserme. Gli studentati non compaiono in nessuno dei tre elenchi.
Quindi il livello va scelto ragionando, e il ragionamento è più semplice di quanto sembri: conta l'intensità d'uso e il numero di utenti diversi che passano sullo stesso pezzo. Una scrivania in camera è usata da una persona per volta, molte ore al giorno, e cambia utente ogni anno accademico: è un uso continuo ma non promiscuo. Un tavolo della sala studio comune o del locale colazioni è usato da decine di persone al giorno, e assomiglia molto di più al tavolo di un bar. Nella stessa struttura convivono due livelli diversi, esattamente come in albergo, e il capitolato deve dirli tutti e due.
Per le sedute la norma è la EN 16139 nell'edizione 2025, riferita ad adulti fino a 110 kg, che però non copre le sedute da esterno né le sedie operative da ufficio: due esclusioni che in uno studentato con cortile e postazioni di studio contano davvero. I contenitori e i piani seguono la EN 14749.
E per i letti c'è una novità che pochi capitolati hanno recepito: la EN 1725 nell'edizione 2023 ha sostituito quella del 1998 e copre ora anche i letti per uso non domestico, cioè contract, mentre prima riguardava solo l'ambito domestico. In una struttura fatta di letti, citare l'edizione giusta è la differenza fra chiedere una prova pensata per casa e chiederne una pensata per questo uso.
Perché in uno studentato il calendario pesa più che altrove
Perché l'anno accademico non si sposta. Un albergo che apre con due settimane di ritardo perde due settimane di ricavi; uno studentato che non è pronto a settembre perde l'anno, o quasi.
A questo si aggiunge, per le strutture finanziate dal PNRR, una data amministrativa che non è negoziabile: i posti letto del bando 2026 vanno messi a disposizione entro il 15 maggio 2027. Fra la firma del contratto e quella data ci sono le prove di reazione al fuoco, che si fanno sull'assieme reale e non sui materiali, e che ripartono da capo se un rivestimento cambia a progetto avviato.
È la stessa logica delle commesse alberghiere, solo più stretta: prodotti a norma, certificati e consegnati nei tempi significano una struttura che apre quando deve. Le date si contano a ritroso dalla consegna, come spieghiamo in Quando ordinare gli arredi per aprire in tempo.
Come lavoriamo noi
Brianform nasce nel 1982 in Brianza e produce divani, poltrone e arredi su misura per alberghi, residenze e strutture ricettive, con legno, marmo, ferro e imbottito lavorati all'interno. Usiamo pelli e tessuti certificati in Classe 1 IM quando il progetto lo richiede, gomma ignifuga per le imbottiture e legno CARB 2.
Poiché i nostri pezzi sono sempre personalizzati, sulle commesse contract lavoriamo di norma con l'articolo 10 del D.M. 26 giugno 1984, che consente la certificazione per produzioni limitate e impieghi specifici; teniamo anche i nostri elenchi di abbinamenti già certificati, e dove il progetto lo consente si parte da lì. Una cosa va saputa prima e non dopo: la certificazione ex articolo 10 vale per la commessa per cui è stata richiesta e non si riusa su un'altra. Il confronto con il sistema britannico, che nei progetti con operatore estero compare spesso, è in Classe 1 IM o Crib 5?.
Sulla consegna: ogni arredo porta la propria etichetta, la fotografia e il riferimento dell'abaco ricevuto in fase di progetto, e la documentazione viene consegnata divisa per famiglie di prodotto. In una struttura con centinaia di pezzi uguali è l'unica cosa che, fra cinque anni, permette ancora di collegare un certificato al mobile che è in camera.
Le sedute sono nelle collezioni divani e poltrone; la scelta del rivestimento è in Divano in pelle su misura: quale pelle scegliere. La pagina Contract spiega come seguiamo le commesse. Brianform e Stoneform sono due divisioni della stessa azienda, con produzione interna e senza intermediari: una sola commessa può comprendere gli imbottiti, i mobili in legno e i piani in pietra dei bagni e delle cucine comuni. Si parte dai contatti.
Domande frequenti
Uno studentato deve rispettare il D.M. 9 aprile 1994?
Nel campo di applicazione di quel decreto gli studentati non compaiono. Sono però attività soggette ai sensi del D.P.R. 151/2011, attività 66, e rientrano nella regola tecnica verticale V.5 del Codice di prevenzione incendi, introdotta dal D.M. 9 agosto 2016.
I mobili imbottiti di uno studentato devono essere in classe 1 IM?
La classe va presa dal progetto antincendio, non da un catalogo: con il Codice dipende dai livelli di prestazione attribuiti al compartimento. In pratica si arriva spesso alla 1 IM, ma il capitolato deve scriverlo e non darlo per scontato.
Armadi e scrivanie devono avere un certificato di reazione al fuoco?
Non sono nominati nell'elenco della tabella S.1-5 del Codice, che la nota VV.F. del 2 settembre 2020 descrive come un elenco puntuale. È un punto ancora discusso fra i tecnici: il capitolato deve dire esplicitamente che cosa richiede.
Che cosa chiedono gli standard ministeriali sugli arredi?
Poco: superfici minime precise (10,6 mq per posto letto in singola, 8,1 in doppia) e una richiesta generica di «massima manutenibilità, durabilità e sostituibilità dei materiali e componenti». Il resto lo deve scrivere il capitolato.
Quale livello d'uso chiedere per i tavoli?
La EN 15372 non nomina gli studentati in nessuno dei tre livelli. Si sceglie ragionando sull'intensità d'uso: la scrivania della camera e il tavolo della sala studio comune non stanno sullo stesso livello.
Quanto prima bisogna ordinare?
Prima di quanto sembri, perché le prove di reazione al fuoco si fanno sull'assieme finito e ripartono se cambia un rivestimento. Con una data di consegna fissa — per il bando PNRR 2026, il 15 maggio 2027 — il calendario si conta a ritroso da quella.
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Questa pagina cita il D.P.R. 151/2011, Allegato I, attività 66; il D.M. 9 aprile 1994; il D.M. 9 agosto 2016, regola tecnica verticale V.5 del Codice di prevenzione incendi; la misura S.1, tabella S.1-5 del Codice e la nota dei Vigili del fuoco del 2 settembre 2020, prot. 11297; il D.M. 1252/2022 e il D.M. 481/2024, Allegato C; le norme EN 15372, EN 16139:2025, EN 1725:2023 ed EN 14749; l'articolo 10 del D.M. 26 giugno 1984. Le prescrizioni applicabili al singolo edificio restano di competenza del progettista antincendio. Le cifre del bando 2026 del piano di ripresa sono quelle dell'avviso pubblicato.

