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Come si scrive la voce di capitolato per gli arredi di un albergo
Una voce che regge ha sempre quattro parti — la prestazione, la norma di prova, l'oggetto della prova e il documento da consegnare — e si scrive in due righe.
In breve. Una voce che chiede arredi «ignifughi», «contract» o «di qualità primaria» non si può far valere in collaudo: nessuno di questi termini individua una prestazione misurabile. Una voce che regge ha sempre quattro parti — la prestazione, la norma di prova, l'oggetto della prova e il documento da consegnare — e si scrive in due righe. Qui ci sono le formule, materiale per materiale.
Che cosa manca alla parola «ignifugo»?
Non l'intenzione, che è chiara: chi la scrive intende che l'arredo dovrà rispettare la classe di reazione al fuoco prevista per quel locale, e nel mestiere lo capiscono tutti.
Manca la misura. La parola da sola non dice quale classe, provata secondo quale norma e su quale oggetto, e in collaudo si può pretendere soltanto ciò che è scritto. La legislazione italiana non definisce la superficie ignifuga: lavora per classi di reazione al fuoco, ed è quella la grandezza da nominare — reazione, non resistenza, che è invece il REI degli elementi costruttivi.
Il problema non è formale. Un'ambiguità che resta aperta nel capitolato si chiude a favore di chi consegna, non di chi ha scritto: la voce non verificabile non consente di respingere una fornitura, e del vuoto ci si accorge quando i pezzi sono già in camera.
Vale lo stesso per gli altri aggettivi delle premesse. «Contract» non è una classe e non è definito da nessuna norma: indica un mercato, non una prestazione. «Robusto» e «idoneo all'uso alberghiero» non sono verificabili, e quindi non sono rifiutabili.
E «di qualità primaria» merita una riga a parte, perché è l'espressione che ricorre di più. Non prescrive niente: è un'indicazione generica, e ogni azienda ci risponde con il proprio livello di qualità. Noi ci rispondiamo lavorando le essenze e impiegando materiali di primo livello certificati — ma è una scelta nostra, non un obbligo che il capitolato abbia saputo imporre. Ed è esattamente il punto: una qualità che non è scritta come prestazione misurabile non si può pretendere in collaudo.
Che cosa rende una voce verificabile?
Quattro elementi, sempre gli stessi, in qualunque materiale.
| Elemento | Che cosa risponde | Errore corrispondente |
|---|---|---|
| La prestazione o la classe richiesta | quanto | «ignifugo», «resistente» |
| La norma di prova | secondo quale metodo | una classe senza la norma che la definisce |
| L'oggetto della prova | provato su che cosa | il certificato del tessuto al posto di quello del divano |
| Il documento e la sua data | che cosa consegni | un certificato scaduto o non riferibile al pezzo |
Se una voce contiene tutti e quattro, in collaudo si verifica leggendo. Se ne manca uno, si discute.
Come si scrive la voce per un divano o una poltrona?
Gli imbottiti seguono un binario separato dagli altri materiali. La prova è la UNI 9175, che classifica i mobili imbottiti sottoposti all'azione di una piccola fiamma in 1.IM, 2.IM, 3.IM o non classificabili, e si esegue sull'assieme di rivestimento e imbottitura. Il documento che conta non è il rapporto di prova ma l'omologazione prevista dal D.M. 26 giugno 1984: dura cinque anni, è rinnovabile su richiesta del produttore e decade automaticamente se il prodotto viene modificato.
Una formulazione che regge:
Manufatto imbottito omologato in classe 1.IM ai sensi del D.M. 26 giugno 1984, prova di reazione al fuoco UNI 9175 eseguita sull'assieme rivestimento più imbottitura nella combinazione oggetto di fornitura. Alla consegna: copia dell'omologazione con estremi e data di rilascio, dichiarazione di conformità del produttore e riferimento dell'assieme provato riportato su ciascun pezzo.
Le due espressioni che fanno la differenza sono «sull'assieme» e «riportato su ciascun pezzo». Senza la prima arrivano i certificati dei singoli materiali; perché un tessuto omologato non renda conforme il divano su cui è montato lo spieghiamo in Arredi in Classe 1 IM per hotel. Senza la seconda si apre il problema di due sezioni più avanti.
Quando la commessa richiede la Classe 1 IM, la prova si esegue sul prodotto finale: sull'assieme che verrà davvero consegnato, non sui materiali presi singolarmente. È il motivo per cui un rivestimento cambiato a progetto avviato fa ripartire la prova da capo.
E se il capitolato chiede il crib 5?
Succede quando il progetto o l'operatore hanno matrice britannica, e va risolto prima dell'ordine perché è un secondo percorso, non una variante del primo. La BS 7176 non è una classe unica: definisce quattro livelli di rischio, e per gli alberghi si traduce quasi sempre nel medium hazard, cioè le prove EN 1021-1 ed EN 1021-2 più la sorgente 5 della BS 5852. Un'omologazione italiana in Classe 1 IM non copre il crib 5 e un rapporto di prova britannico non diventa un'omologazione italiana: il confronto completo fra i due sistemi è in Classe 1 IM o Crib 5?.
Da nominare nel capitolato, se si vuole che i fornitori possano percorrerla: l'articolo 10 dello stesso decreto del 1984 consente la certificazione per produzioni limitate e impieghi specifici, legata alla singola fornitura invece che al prototipo. È la via che rende possibile il pezzo su misura in un locale soggetto, ed è quella su cui lavoriamo di norma, perché i nostri pezzi sono sempre personalizzati. Una cosa va scritta nel capitolato insieme al nome dell'articolo: la certificazione ex articolo 10 vale per la commessa per cui è stata richiesta e non si riusa su un'altra. Chi la scopre a metà progetto perde tempo.
E per le sedute non imbottite, i tavoli, i letti e i contenitori?
Qui la famiglia di norme è europea e chiede una precisazione che quasi nessun capitolato scrive: il livello d'uso.
Le sedute non domestiche rientrano nella EN 16139, nell'edizione 2025 intitolata Furniture — Safety, strength and durability — Requirements and test methods for non-domestic seating, riferita ad adulti fino a 110 kg. Attenzione a un'esclusione che in albergo conta: la norma non copre le sedute da esterno, né le sedie operative da ufficio. Citarla per una poltroncina da bordo piscina non prescrive nulla di verificabile.
I tavoli non domestici rientrano nella EN 15372, che distingue tre livelli d'uso e nomina gli ambienti di ciascuno: leggero per le camere d'albergo, le chiese e le biblioteche; generale per hotel, caffetterie, ristoranti, sale pubbliche, banche, bar e sale riunioni; severo per locali notturni, stazioni, aree pubbliche ospedaliere, casinò, case di riposo, spogliatoi sportivi, carceri e caserme. In un albergo convivono quasi sempre due livelli: il tavolino della camera e il tavolo del bar non sono lo stesso prodotto, e una voce che scrive «EN 15372» senza dire quale livello non ha prescritto niente.
Per i letti la norma da citare è cambiata di recente, e vale la pena saperlo: la EN 1725 nell'edizione 2023, Furniture — Beds — Requirements for safety, strength and durability, ha sostituito quella del 1998 e copre ora anche i letti per uso non domestico, cioè contract, mentre la versione precedente riguardava solo l'ambito domestico. Un capitolato che cita ancora la vecchia edizione sta chiedendo una prova pensata per un altro uso.
I contenitori e i piani seguono la EN 14749, Domestic and kitchen storage units and kitchen-worktops — Safety requirements and test methods.
Come si scrive la voce per i tessuti e le pelli?
Sull'abrasione c'è un equivoco diffuso: la EN ISO 12947-2 — il Martindale — definisce il metodo, non una soglia di accettazione. Il numero di cicli lo deve scrivere il capitolato. La EN 14465, che specifica i tessuti per imbottiti, fissa una classificazione in cui il grado A corrisponde a 35.000 cicli, con punto finale a tre fili rotti e valore più basso fra quattro provini.
Una precisazione che evita richieste inutili: la stessa norma riconosce una variabilità dei risultati fino al 60%. Pretendere 100.000 cicli quando ne bastano 40.000 non compra durata, compra un numero. Meglio scrivere il livello, il metodo e il punto finale, e aggiungere la solidità del colore alla luce secondo la EN ISO 105-B02, che in un albergo con grandi vetrate pesa spesso più dell'abrasione.
Per le pelli la voce deve dire il tipo: anilina e semianilina sono più delicate e adatte alle residenze, mentre in albergo si usano pelli protette e spessorate. Come si sceglie è in Divano in pelle su misura: quale pelle scegliere.
E il legno, i pannelli e i piani in pietra?
Sul legno il capitolato deve scegliere un sistema e restare lì, perché i numeri dei due non sono intercambiabili. In Europa la classe E1 secondo la EN 13986, misurata con il metodo a camera della EN 717-1, corrisponde a un'emissione di formaldeide non superiore a 0,124 mg/m³. Il sistema nordamericano — CARB Phase 2, recepito dal TSCA Title VI — fissa invece limiti per tipo di pannello: 0,09 ppm per il truciolare, 0,11 ppm per l'MDF, 0,13 ppm per l'MDF sottile fino a 8 mm, 0,05 ppm per il compensato. «Pannelli a bassa emissione» non prescrive nulla; una delle due formule sì.
Per la pietra naturale la trappola è il nome. La EN 12440 stabilisce che la denominazione non è il nome commerciale da solo ma quattro elementi insieme: nome commerciale, famiglia petrografica ottenuta con esame petrografico secondo la EN 12407, colore tipico e luogo d'origine il più preciso possibile. Perché un nome commerciale non basti a sapere che pietra si sta comprando lo spieghiamo in Marmo o quarzite? Come riconoscerli. Accanto alla denominazione vanno chiesti l'assorbimento d'acqua secondo la EN 13755 e la resistenza a flessione secondo la EN 12372, che insieme allo spessore decidono se un piano regge in sbalzo: il perché è in Che spessore deve avere un piano in marmo.
Perché l'identificazione dei pezzi è il punto più debole
Perché il certificato senza il pezzo a cui riferirlo non vale. È il problema che torna sempre negli alberghi già in esercizio: l'omologazione esiste, ma anni dopo non si riesce più a collegarla agli arredi in opera, e bolle e fatture non bastano a dimostrare la corrispondenza.
Si risolve in capitolato con una riga, e il modo migliore di scriverla è chiedere quello che noi consegniamo comunque: ogni arredo porta la propria etichetta, la fotografia e il riferimento dell'abaco ricevuto in fase di progetto, così che il pezzo in opera si ricolleghi sempre alla voce che lo ha ordinato. La documentazione va poi consegnata divisa per famiglie di prodotto, non come plico unico. Costa nulla scriverlo prima e non si recupera dopo.
L'aggancio all'abaco è la parte che in genere manca, e da sola risolve il problema: l'abaco è il documento con cui il progettista ha ordinato i pezzi, quindi è l'unico riferimento che resta valido anche quando il cantiere è finito e le persone sono cambiate.
Perché una voce scritta bene fa guadagnare tempo
Perché la certificazione segue la scelta del rivestimento e non la precede: ogni decisione rimandata è una prova in più e un pezzo di calendario in meno, e un rivestimento cambiato a progetto avviato crea un assieme nuovo, che va riprovato. Nelle commesse alberghiere il tempo è la variabile che pesa di più — prodotti a norma, certificati e consegnati nei tempi significano un'apertura rapida, e un albergo che apre prima comincia prima a fatturare. Le date si contano a ritroso dall'apertura, come spieghiamo in Quando ordinare gli arredi per aprire in tempo.
Come lavoriamo noi
Brianform nasce nel 1982 in Brianza e produce divani, poltrone e arredi su misura per alberghi e residenze, con legno, marmo, ferro e imbottito lavorati all'interno. Usiamo pelli e tessuti certificati in Classe 1 IM quando il progetto lo richiede, gomma ignifuga per le imbottiture e legno CARB 2. Le sedute sono nelle collezioni divani e poltrone; la pagina Contract spiega come seguiamo le commesse. Brianform e Stoneform sono due divisioni della stessa azienda, senza intermediari: una sola commessa può comprendere gli imbottiti e i piani in pietra, con un solo interlocutore sulla documentazione. Si parte dai contatti.
Domande frequenti
«Ignifugo» in un capitolato ha valore normativo?
Comunica l'intenzione, non la prescrizione. La legislazione si riferisce alla reazione al fuoco, che è un sistema di classi: vanno scritte la classe, la norma di prova e l'oggetto della prova.
Basta il certificato del tessuto per un divano?
No. La UNI 9175 prova l'assieme di rivestimento e imbottitura: due materiali ottimi presi singolarmente possono dare esito negativo una volta accoppiati.
Quanto dura un'omologazione italiana?
Cinque anni, rinnovabile su richiesta del produttore, e decade automaticamente se il prodotto viene modificato.
Quanti cicli Martindale chiedere per un albergo?
Il numero lo stabilisce il capitolato, non la norma: la EN ISO 12947-2 definisce solo il metodo. La EN 14465 fissa il grado A a 35.000 cicli, e riconosce una variabilità dei risultati fino al 60%, quindi numeri molto alti aggiungono poco.
«EN 15372» da sola basta per i tavoli?
No. La norma prevede tre livelli d'uso — leggero, generale e severo — e il capitolato deve dire quale: il tavolino della camera e il tavolo del bar non sono lo stesso prodotto.
Che cosa chiedere perché i certificati restino collegati agli arredi?
Etichetta, fotografia e riferimento dell'abaco su ogni pezzo, e documentazione consegnata divisa per famiglie di prodotto.
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Le norme e i riferimenti citati in questa pagina sono la UNI 9175, il D.M. 26 giugno 1984 e il suo articolo 10, la BS 7176, la BS 5852, le EN 1021-1 ed EN 1021-2, la EN 16139:2025, la EN 15372, la EN 1725:2023, la EN 14749, la EN ISO 12947-2, la EN 14465, la EN ISO 105-B02, la EN 13986, la EN 717-1, il sistema CARB Phase 2 / TSCA Title VI, la EN 12440, la EN 12407, la EN 13755 e la EN 12372. Le formulazioni riportate sono esempi, da adattare al singolo progetto a cura di chi redige il capitolato. Le prescrizioni applicabili al singolo cantiere restano di competenza del progetto antincendio e del professionista incaricato.

