Guide · Norme e documenti

Gli arredi sono arrivati senza certificati: che cosa si fa?

La pratica è da presentare e i mobili sono già nelle camere. Una strada c’è, ed è meno comoda di quanto sembri.

In breve. Una strada esiste, ed è l’articolo 10 del DM 26 giugno 1984: la classificazione dei materiali già in opera. Non è un’omologazione, vale per quell’installazione e non si porta sulla commessa successiva. E non è una corsia veloce: i tempi del laboratorio sono gli stessi di una nuova omologazione, perché il decreto rimanda alle medesime fasi. Quello che cambia fra le due strade non è il tempo, è che cosa resta in mano alla fine.

Il punto fermo da cui partire

La reazione al fuoco non si valuta guardando un mobile: è una classe che nasce da una prova di laboratorio su un campione. E l’omologazione, dice il decreto nella sua definizione, è la procedura con cui viene provato il PROTOTIPO di un materiale e con cui il Ministero autorizza il produttore a riprodurlo.

Da qui due conseguenze, che tolgono dal tavolo metà delle soluzioni proposte. La prima: il professionista che segue la pratica non può attestare una classe che nessuno ha provato. La seconda: l’omologazione segue il prodotto dalla fabbrica, perché riguarda un prototipo provato e una produzione autorizzata; non si attacca a mobili che sono già in una camera.

La strada che esiste: i materiali già in opera

Il decreto prevede un percorso diverso dall’omologazione, all’articolo 10, che serve proprio a classificare quello che è già installato. Fra i casi elencati c’è esattamente il nostro: i materiali già in opera. L’elenco completo dei cinque casi, e perché un documento rilasciato per uno di essi non è un’omologazione, sta nella guida su come si legge un’omologazione: qui interessa la procedura.

Per i materiali in opera cambia il documento di partenza: al posto della scheda tecnica si presenta una scheda descrittiva con le planimetrie. È coerente: non si classifica un modello da mettere in produzione, si classifica l’arredo di quell’albergo.

Il calendario è lo stesso di un’omologazione

La procedura segue le fasi dell’articolo 8 e i termini sono scritti. La domanda va al Centro Studi ed Esperienze dei Vigili del Fuoco o a un laboratorio riconosciuto. Il Centro ha trenta giorni per chiedere i campioni e gli oneri; il richiedente ne ha sessanta per mandarli, pena l’archiviazione; la pratica si iscrive entro quindici giorni dal ricevimento; il certificato arriva entro novanta giorni dall’iscrizione.

Sommati, sono centonovantacinque giorni: circa sei mesi. Sono termini massimi e non tempi tipici, e una pratica seguita bene sta molto sotto; ma sono i numeri che il decreto mette per iscritto, e sono l’unico calendario su cui ragionare quando qualcuno chiede «quanto ci vuole».

E qui va detta la cosa che smonta l’illusione della scorciatoia: quel calendario non è il prezzo dell’articolo 10, è il prezzo di qualunque classificazione di laboratorio. L’articolo 10 rimanda alle stesse fasi dell’articolo 8.1 che percorre un prodotto in corso di omologazione. Classificare in opera non fa guadagnare un giorno: la differenza è che l’omologazione aggiunge dopo il certificato un passaggio ministeriale, per il quale il decreto non fissa un numero di giorni ma rinvia ai termini generali di legge. L’articolo 10 si ferma al certificato.

Quindi non esiste la strada rapida: sei mesi di laboratorio sono una stagione, e sono gli stessi da qualunque parte si entri.

Il costo che nessuno mette nel preventivo

Qui c’è la parte che sorprende sempre. Per classificare un imbottito serve un campione, e il campione si ricava dal manufatto: il metodo di prova per i mobili imbottiti e i materassi è la UNI 9175, e si applica a provini, non a una poltrona guardata in fotografia. Sui materiali in opera il prelievo si fa in presenza del personale del laboratorio o di un professionista antincendio iscritto, che controfirma la scheda descrittiva e le planimetrie, e il prelievo del Centro comporta oneri.

Tradotto: qualcuno viene in albergo e taglia pezzi dalle poltrone appena comprate, davanti a un verbale. Su cinquanta sedute il conto non è solo la parcella del laboratorio: è anche quello che resta dei pezzi campionati. Ed è il motivo per cui questa strada, nata per i casi singoli, è poco sensata su una fornitura intera.

Che cosa vale quel certificato, e che cosa no

Vale per quell’installazione, non autorizza nessuna produzione e non si riusa: se l’anno dopo si apre una seconda struttura con gli stessi mobili, la pratica si rifà. E decade a ogni modifica del materiale o all’entrata in vigore di una nuova regola di prova o di classificazione.

Un’ultima riga del decreto chiude la porta all’idea che il problema si risolva aspettando: il materiale installato resta soggetto alle regole di prevenzione incendi dell’attività in cui si trova. Il tempo non sana niente.

Le due scorciatoie che vengono sempre proposte

Verniciare tutto con un prodotto ignifugo. Su un imbottito non funziona, e il motivo è strutturale: la classificazione si fa sulla combinazione provata di rivestimento e imbottitura, e qualunque cosa si aggiunga sopra è una modifica, non una classificazione. Sul legno la questione è più discussa, ma non libera: sui sedili lignei dei locali di pubblico spettacolo i Vigili del Fuoco si sono espressi contro le vernici ignifughe, indicando la classificazione con una prova apposita.

Mettere insieme i certificati dei componenti. Il fabbricante consegna il rapporto di prova della pelle e quello della schiuma, e sembra fatta. Non lo è: un prodotto non si classifica sommando le caratteristiche dei suoi pezzi, salvo che siano tutti dichiarati incombustibili, che su una poltrona non capita. Perché un tessuto omologato non faccia un assieme omologato è spiegato nella guida sulla classe 1 IM.

Quando conviene cambiare invece di classificare

Siccome il tempo di laboratorio è lo stesso, la domanda non è quale strada sia più rapida, ma che cosa resta in mano. L’articolo 10 lascia un certificato legato a quell’installazione, e il prelievo ha consumato dei pezzi: ha senso su pochi elementi, su un arredo che non si può sostituire, su un pezzo unico di valore.

Su una fornitura di camere il conto cambia, perché l’alternativa non è omologare adesso: è comprare pezzi già omologati. È la sola strada che non ha i sei mesi dentro, perché li ha già spesi qualcun altro, prima, in fabbrica.

Che cosa chiedere in fase d’ordine, e quali documenti devono arrivare insieme ai pezzi, sta nella guida sui documenti.

Come lavoriamo noi

Lavoriamo l’imbottito in casa, come il legno, il marmo e il ferro, e questo è esattamente il punto in cui si vede la differenza: le omologazioni stanno sui nostri modelli, e un progetto che parte da quelli non ha una pratica da aprire. Quando un pezzo esce dai modelli, la strada si decide prima del disegno e non dopo la consegna, perché è l’unico momento in cui si può ancora scegliere.

In una commessa alberghiera il valore che pesa più di tutti è il tempo: prodotti a norma, certificati e consegnati nei tempi significano un’apertura che non slitta. Il momento in cui si verifica è la camera campione; il percorso di una commessa è nella sezione Contract, e dai contatti si arriva a chi la segue.

Domande frequenti

Il mio tecnico antincendio può attestare lui la classe?

No. La classe nasce da una prova di laboratorio su un campione: il professionista può controfirmare la scheda descrittiva e le planimetrie nel prelievo sui materiali in opera, e questo è il suo ruolo nella procedura, ma non può sostituire il certificato di prova.

Se i mobili li ho comprati in buona fede, il problema è del venditore?

Sul piano dei rapporti fra le parti dipende da che cosa dicono l’ordine e il capitolato, e non è una cosa che si risolva in una pagina. Sul piano della prevenzione incendi, invece, la risposta è netta e non consola: il materiale installato resta soggetto alle regole dell’attività, qualunque sia la storia dell’acquisto.

Vale anche per le tende e per i materassi?

Sì, perché l’articolo 10 parla di materiali, non di una categoria di arredo. Cambia il metodo di prova applicabile: per i mobili imbottiti e i materassi il decreto rimanda alla UNI 9175.

Allora tanto vale far omologare i mobili che ho già?

La prova di laboratorio dura uguale, perché l’articolo 10 rimanda alle stesse fasi dell’articolo 8.1; l’omologazione però aggiunge dopo il certificato il passaggio ministeriale e, soprattutto, riguarda un prototipo e una produzione autorizzata — cioè serve a chi fabbrica, non a chi ha cinquanta poltrone già montate in albergo. Per i mobili che sono già in opera la strada è l’articolo 10.

Quanto costa?

Non lo scriviamo, perché dipende dal numero di campioni, dal laboratorio e da chi fa il prelievo, e un numero inventato qui farebbe solo danni. Le voci da farsi quotare sono tre: la prova per ciascun campione, il prelievo in opera, e il valore dei pezzi che il prelievo rende inservibili.

Parlane con noi La divisione contract

Questa pagina cita il DM 26 giugno 1984 nelle sue definizioni (art. 2) e negli articoli 8, 9 e 10, letti nel testo del decreto: i termini di trenta, sessanta, quindici e novanta giorni sono quelli scritti all’art. 8.1 e richiamati dall’art. 10, e sono termini massimi, non tempi tipici. La UNI 9175 è citata come metodo di prova per i mobili imbottiti e i materassi, per il suo oggetto e senza riportarne valori. La posizione sui sedili lignei dei locali di pubblico spettacolo è quella di una nota dei Vigili del Fuoco del 4 febbraio 2000, letta in una raccolta di circolari di prevenzione incendi e non nell’originale: va verificata prima di usarla in una pratica. Nessun prezzo, nessun tempo d’intervento, nessun caso aziendale. La valutazione del singolo caso spetta al professionista che firma la pratica e al Comando competente.