Guide · Norme e documenti
La mia omologazione è ancora valida?
Il certificato c'è, è nella cartella della commessa, e nessuno lo apre finché non lo chiede il professionista che firma la pratica. In quel momento si scopre che ha una data, e che la data conta. Un'omologazione scaduta o decaduta non è un difetto del divano: è un pezzo di carta che non vale più, e ferma lo stesso l'apertura.
In breve. L'omologazione di reazione al fuoco prevista dal decreto 26 giugno 1984 ha una validità di cinque anni ed è rinnovabile su domanda del produttore, senza ripetere le prove, se il manufatto non è stato modificato. Qualsiasi modifica la fa decadere, subito e da sola. Il documento che accompagna il pezzo non è il certificato di laboratorio: è il marchio di conformità o la dichiarazione di conformità al prototipo omologato, e deve riportare cinque informazioni precise. Chi compra arredo contract dovrebbe guardarle in fase d'ordine, non alla consegna.
Che cosa è davvero l'omologazione, e che cosa non è
L'omologazione non certifica il vostro divano. Certifica un prototipo. Il produttore fa provare in laboratorio un esemplare costruito in un modo preciso, con un rivestimento preciso e un'imbottitura precisa; il laboratorio emette il certificato di prova; il Ministero dell'Interno, sulla base di quel certificato e della scheda tecnica, rilascia l'autorizzazione a riprodurre il prototipo (articolo 8 del decreto 26 giugno 1984). Da quel momento il titolare dell'omologazione risponde, civilmente e penalmente, del fatto che la produzione sia conforme al prototipo.
È una distinzione che cambia tutto. Il pezzo che arriva in albergo non è stato provato: è stato dichiarato conforme a qualcosa che è stato provato. Tutta la catena documentale serve a tenere insieme quei due oggetti, e si rompe nel punto in cui qualcuno cambia un componente senza dirlo.
I cinque anni, e perché sono un problema di calendario
L'articolo 9 è una riga: l'omologazione ha validità cinque anni ed è rinnovabile alla scadenza su domanda del produttore. Il rinnovo è semplice — non si ripetono le prove, purché i metodi di prova non siano cambiati e il produttore dichiari che il materiale non è stato modificato — ma va chiesto. Un'omologazione non si rinnova da sé.
In una commessa alberghiera questo diventa un problema di tempi, non di tecnica. Fra il preventivo e la presentazione della pratica antincendio passano spesso mesi, a volte più di un anno; e il documento che era valido quando avete scelto il modello può non esserlo più il giorno in cui serve. Non succede quasi mai per negligenza: succede perché nessuno, lungo tutta la catena, ha il compito esplicito di guardare quella data.
Che cosa fa decadere un'omologazione
Tre cose, e la prima è quella che riguarda da vicino chi compra arredo su misura.
- Qualsiasi modifica apportata al materiale. La decadenza è automatica: non serve un atto, non arriva una comunicazione. Un rivestimento cambiato in corso d'opera, un'imbottitura sostituita perché la prima non arrivava, una cucitura diversa: l'omologazione riguardava l'altro manufatto.
- Una nuova regola di classificazione che annulli o modifichi quella in vigore. In quel caso finisce l'impiego in produzione; il materiale già installato resta soggetto a quanto previsto dalle disposizioni di prevenzione incendi che lo riguardano.
- La revoca del Ministero, se dai controlli il materiale risulta di classe diversa da quella omologata o difforme dal prototipo.
Il primo punto è il motivo per cui rifoderare un imbottito non è una faccenda estetica, e ne parliamo per esteso nella guida sul rifoderare un imbottito.
Che cosa deve esserci scritto sul marchio
Il marchio di conformità va apposto dal produttore sul materiale, in modo stabile e indelebile, e deve riportare cinque cose:
- il nome o il segno distintivo del produttore;
- il nome commerciale univoco del prodotto omologato — univoco significa che quel nome il produttore non può usarlo per altri prodotti;
- l'anno di produzione;
- la classe di reazione al fuoco;
- gli estremi dell'omologazione, o del certificato nel caso dell'articolo 10.
Quando il marchio non si può apporre, il produttore attesta gli stessi dati in un certificato a parte. E in ogni caso il manufatto viaggia con la dichiarazione di conformità al prototipo omologato, firmata dal produttore. C'è poi un passaggio che quasi nessuno conosce: anche il venditore deve dichiarare, sotto la propria responsabilità civile e penale, che il materiale che vende è accompagnato da quella dichiarazione e riportarne gli estremi. Una catena di rivenditori che si limita a inoltrare il PDF del produttore non ha fatto quello che il decreto le chiede.
Articolo 8 o articolo 10: due atti diversi
Capita di ricevere un documento intestato «certificazione» e di considerarlo equivalente a un'omologazione. Non lo è. L'articolo 10 riguarda casi specifici: prodotti da costruzione non soggetti a marcatura CE, materiali già in opera, materiali per impieghi specifici, materiali per impieghi limitati nel tempo — per i quali la certificazione vale sei mesi — e materiali di limitata produzione, cioè pezzi fuori serie realizzati su commessa per una singola attività individuata.
Quest'ultimo caso è utile da conoscere, perché capita davvero nel contract: un pezzo unico disegnato per un albergo può legittimamente seguire quella strada invece dell'omologazione in serie. Ma allora il documento è quello, va chiesto con quel nome e vale per quell'attività: non è un'omologazione che si può riusare sulla commessa successiva. Il tema del documento riferito a un impiego diverso da quello della fornitura è nella guida dedicata.
I quattro controlli da fare in fase d'ordine
Richiedono dieci minuti e si fanno una volta sola, all'ordine, non alla consegna.
- La data. Data di rilascio dell'omologazione, più cinque anni, confrontata con la data prevista di presentazione della pratica. Se la scadenza cade prima, si chiede per iscritto al produttore se il rinnovo è stato domandato.
- La combinazione. Il documento deve riferirsi al rivestimento e all'imbottitura che avete scelto, non a una famiglia di prodotti. È il punto in cui si fermano più commesse.
- Il nome commerciale. Quello sul marchio deve coincidere con quello dell'ordine. Un nome diverso è un prodotto diverso finché qualcuno non dimostra il contrario.
- Le varianti già decise. Se il capitolato prevede una variante di tessuto rispetto al campione approvato, quella variante va risolta prima della produzione, non dopo.
Quali documenti devono arrivare insieme ai mobili, uno per uno, è nella guida sui documenti; come si scrive la voce di capitolato che li rende esigibili, nella guida al capitolato. Quale classe serva davvero, e su quale strada normativa, è il tema della guida sul decreto del 1994 e il Codice.
Come lavoriamo noi
La data dell'omologazione e la combinazione provata le guardiamo noi all'ordine, prima della produzione, perché siamo noi a produrre il pezzo e a conoscerne i componenti. È un controllo che costa niente a chi ha la documentazione in casa e diventa costoso quando la catena si allunga fra produttore, rivenditore e installatore.
In una commessa alberghiera il valore più importante è il tempo: un prodotto a norma, certificato e consegnato nei tempi è un albergo che apre e comincia a fatturare. Una riga di certificato che non torna, scoperta al collaudo, costa settimane — perché documentare dopo significa risalire al lotto, al rivestimento, alla combinazione provata, e a volte significa una prova nuova. La pagina contract racconta come seguiamo una commessa, e dai contatti si arriva a chi la segue.
Domande frequenti
Quanto dura un'omologazione di reazione al fuoco?
Cinque anni. L'articolo 9 del decreto 26 giugno 1984 stabilisce che l'omologazione ha validità di cinque anni ed è rinnovabile alla scadenza su domanda del produttore. Il rinnovo non richiede di ripetere le prove, purché i metodi di prova non siano cambiati e il produttore dichiari che il materiale non è stato modificato.
Che cosa fa decadere un'omologazione?
Qualsiasi modifica apportata al materiale la fa decadere automaticamente. Decade anche quando una nuova regola di classificazione annulla o modifica quella in vigore, e il Ministero può revocarla se dai controlli il materiale risulta di classe diversa o difforme dal prototipo omologato.
Che cosa deve esserci scritto sul marchio di conformità?
Il marchio va apposto dal produttore in modo stabile e indelebile e riporta il nome o il segno distintivo del produttore, il nome commerciale univoco del prodotto omologato, l'anno di produzione, la classe di reazione al fuoco e gli estremi dell'omologazione o del certificato. Se il marchio non si può apporre, il produttore attesta gli stessi dati in un certificato a parte.
Che differenza c'è fra omologazione e certificazione?
L'omologazione dell'articolo 8 autorizza la riproduzione in serie di un prototipo provato in laboratorio. La certificazione dell'articolo 10 copre casi diversi: materiali già in opera, impieghi specifici, impieghi limitati nel tempo, produzioni limitate e prodotti da costruzione non soggetti a marcatura CE. Sono due atti diversi, non due nomi della stessa cosa.
Il rivenditore deve firmare qualcosa?
Sì. Ogni venditore deve dichiarare, sotto la propria responsabilità civile e penale, che il materiale che vende è accompagnato dalla dichiarazione di conformità al prototipo omologato, con gli estremi dell'omologazione. Non basta girare il documento del produttore senza aggiungere nulla.
Parlane con noi La divisione contract
Questa pagina cita il decreto ministeriale 26 giugno 1984, «Classificazione di reazione al fuoco ed omologazione dei materiali ai fini della prevenzione incendi», e in particolare gli articoli 8, 9 e 10 e i punti dell'allegato sul marchio di conformità e sulla dichiarazione di conformità. Il decreto è stato modificato più volte, fra l'altro dal decreto 3 settembre 2001. Le procedure descritte qui sono quelle del decreto nel testo consultato: per il caso concreto fanno fede il documento del singolo prodotto e la valutazione del professionista che firma la pratica antincendio. Questa pagina non sostituisce quel parere.

