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Il mio albergo segue il decreto del 1994 o il Codice del 2015?

La domanda arriva quasi sempre tardi, quando il capitolato è già firmato e qualcuno chiede «ma a voi serve la classe 1 IM o il gruppo GM2?». Sono due modi diversi di dire la stessa cosa, finché non lo sono più. La risposta non sta in una norma: sta nel progetto antincendio del vostro albergo, e si legge in cinque minuti se si sa dove guardare.

In breve. Per gli alberghi con più di venticinque posti letto le strade sono due e nessuna è stata abolita: la regola tecnica tradizionale del decreto 9 aprile 1994, oppure il Codice di prevenzione incendi del decreto 3 agosto 2015 con la sua regola verticale dedicata alle attività ricettive. Sono alternative e non si mescolano. Per i mobili imbottiti le due strade arrivano allo stesso documento — la classe 1 IM — ma non per tutto il resto, e non negli stessi ambienti. Quale delle due vale per il vostro cantiere lo dice la relazione tecnica allegata alla pratica, non il capitolato di arredo.

Perché esistono due strade, e perché nessuna delle due è stata abolita

La regola tecnica delle attività ricettive turistico-alberghiere è il decreto ministeriale del 9 aprile 1994. È organizzata per titoli: il Titolo II riguarda le strutture con oltre venticinque posti letto, il Titolo III quelle fino a venticinque, il Titolo IV i rifugi alpini. Ha trent'anni e funziona per prescrizioni: dice che cosa fare, non perché.

Nel 2015 arriva il Codice di prevenzione incendi, il decreto 3 agosto 2015, che ragiona in modo opposto: fissa obiettivi, misura il rischio e lascia al progettista la scelta delle soluzioni. Il Codice ha una parte orizzontale, valida per tutti, e delle regole verticali per singole attività. Quella delle attività ricettive è la sezione V.5, introdotta dal decreto 9 agosto 2016 e poi sostituita per intero dal decreto 14 febbraio 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 6 marzo 2020. Questo è già il primo punto in cui molti documenti sono vecchi: chi cita «il decreto del 2016» sta citando un testo che non è più quello in vigore. Il decreto del 2020 precisa, all'articolo 2, che l'allineamento non obbliga ad adeguare le attività già progettate sulle regole verticali precedenti.

Il passaggio decisivo è il decreto 12 aprile 2019, in vigore dal 20 ottobre 2019. Ha riscritto l'articolo 2 del Codice elencando le attività a cui il Codice si applica — fra queste la numero 66, alberghi e strutture ricettive, con l'esclusione dei campeggi e dei rifugi alpini — e ha introdotto un articolo 2-bis che conserva la possibilità di applicare, in alternativa, le norme tecniche tradizionali. Per molte attività quel decreto ha chiuso la doppia possibilità; per gli alberghi no. Chi vi dice che «ormai vale solo il Codice» sta applicando agli alberghi una regola scritta per altri.

Le due strade sono alternative e non complementari. Non si prende il compartimento dal 1994 e la reazione al fuoco dal Codice: scelta una, si percorre per intero.

Come si capisce dai documenti quale strada segue il cantiere

Non serve il testo delle norme: servono due pagine della pratica antincendio. La relazione tecnica allegata alla SCIA, o al progetto presentato al Comando dei vigili del fuoco, dichiara nelle prime righe su quale impianto normativo è costruita. Da lì in poi il linguaggio cambia in modo riconoscibile.

Sulla strada del 1994 si leggono numeri di punto — 6.2, 19.2 — titoli romani, e classi di reazione al fuoco scritte come 0, 1, 2 e 1 IM.

Sulla strada del Codice si legge un vocabolario del tutto diverso: l'attività viene «profilata» con i livelli di rischio per la vita, per i beni e per l'ambiente; gli spazi sono siglati per destinazione, con le aree di tipo TC per gli spazi di riposo; la struttura è classificata per numero di posti letto, da PA a PE, e per altezza antincendio, da HA a HE; le misure di sicurezza hanno sigle che vanno da S.1 a S.10, e la reazione al fuoco è la S.1, espressa in gruppi di materiali da GM0 a GM4.

Se trovate le due famiglie di sigle mescolate nello stesso documento, è un segnale da girare al progettista prima di mandare in produzione: può essere un refuso di una relazione copiata, oppure una pratica che va sistemata. In entrambi i casi non è il fornitore di arredi a doverlo decidere, ma è il fornitore di arredi a pagarne il ritardo.

Che cosa cambia davvero per gli arredi, e che cosa non cambia

Qui arriva la parte che quasi nessuno scrive, e che vale il tempo di leggere fin qui.

Per i mobili imbottiti le due strade arrivano allo stesso punto. Il decreto del 1994, al punto 6.2, chiede che mobili imbottiti e materassi siano di classe 1 IM e omologati ai sensi del decreto 26 giugno 1984. Il Codice, nella sua sezione V.5, chiede che nelle aree destinate al riposo mobili imbottiti e tendaggi appartengano al gruppo GM2. E il gruppo GM2 non è una classe nuova: nella tabella S.1-5 del Codice, quella degli arredi, il gruppo GM2 per i mobili imbottiti è scritto proprio come classe italiana 1 IM, con la colonna delle euroclassi segnata come non applicabile — perché per gli imbottiti le euroclassi non esistono, e su questo abbiamo scritto una guida a parte. La stessa tabella assegna la classe 2 IM al gruppo GM3, e mette nel gruppo GM0 i materiali incombustibili.

Conseguenza pratica: il documento che accompagna un divano, una poltrona o un materasso non cambia a seconda della strada. È sempre l'omologazione in classe 1 IM, di cui parla la guida sulla classe 1 IM.

Cambia il contorno, e cambia dove. Il decreto del 1994 governa i rivestimenti per ambiente con una regola secca: negli atri, nei corridoi, nelle scale e nei passaggi i materiali di classe 1 non possono superare il cinquanta per cento della superficie complessiva, e il resto deve essere di classe 0; negli altri ambienti i pavimenti possono essere di classe 2 e gli altri rivestimenti di classe 1. Il Codice concentra invece la richiesta più severa sulle aree di riposo e, fuori da quelle, ammette i rivestimenti in legno a parete e a pavimento anche nel gruppo GM4, entro il venticinque per cento della superficie lorda interna delle vie d'esodo o del locale.

Per chi fornisce arredo contract questo significa una cosa sola, ma importante: sul divano la risposta è la stessa, sui pannelli a parete, sulle boiserie e sulle finiture in legno delle zone comuni no. Lì la verifica va fatta sulla strada giusta, e va fatta prima di comprare il materiale.

Nuovo o esistente: la riga che cambia il preventivo

C'è una differenza dentro il decreto del 1994 che vale soldi e che sfugge spesso. Il punto 6.2 riguarda le attività di nuova costruzione. Per le attività esistenti il punto 19.2 richiama le stesse prescrizioni ma esclude proprio la lettera sui mobili imbottiti. Ristrutturare un albergo esistente e arredarne uno nuovo non sono lo stesso lavoro, e la differenza va verificata prima di quotare, non dopo.

Sul resto delle camere l'orientamento ufficiale è consolidato. Una nota della direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica del 23 febbraio 2000 ha chiarito che guanciali, sommier e biancheria da letto non devono dimostrare la classe 1 IM, pur concorrendo al carico d'incendio della camera — è il tema della guida su guanciali e biancheria; e una nota del 10 maggio 2001 ha escluso dall'obbligo di classificazione tappeti, quadri e oggetti simili, alla sola condizione che non riducano la capacità di deflusso delle vie di uscita.

La data che nessuno guarda: i cinque anni dell'omologazione

Qualunque sia la strada, l'omologazione prevista dal decreto 26 giugno 1984 — poi modificato, fra l'altro, dal decreto 3 settembre 2001 — ha una validità di cinque anni, rinnovabile su domanda del produttore senza ripetere le prove, a condizione che il manufatto non sia stato modificato. Qualsiasi modifica la fa decadere.

In un cantiere alberghiero questo diventa un problema di calendario, non di tecnica. Una commessa che slitta di un anno può arrivare alla presentazione della pratica con un'omologazione scaduta, o con un rivestimento cambiato in corso d'opera che ha fatto decadere quella del prototipo — ed è il motivo per cui esiste la guida sul rifoderare un imbottito. Il controllo da fare in fase d'ordine è banale e quasi nessuno lo fa: data di rilascio dell'omologazione, data prevista della SCIA, e combinazione di materiali effettivamente provata.

Che cosa chiedere, e a chi

Tre domande scritte, indirizzate al progettista antincendio e non al general contractor, prima di mandare in produzione.

  • su quale impianto normativo è costruita la pratica: decreto 9 aprile 1994 oppure Codice con la sezione V.5;
  • se l'attività è trattata come nuova o come esistente;
  • per ciascun ambiente in cui arriverà arredo, quale prestazione di reazione al fuoco è richiesta nella relazione — non «quella a norma», ma la classe o il gruppo scritti nel documento.

Con quelle tre risposte, la lista dei certificati si chiude in mezza giornata. Senza, si chiude al collaudo, che è il momento peggiore. Quali documenti devono arrivare con gli arredi è nella guida sui documenti; come si scrive la voce che li rende esigibili, nella guida al capitolato.

Come lavoriamo noi

In una commessa alberghiera il valore più importante è il tempo, perché un prodotto a norma, certificato e consegnato nei tempi è un albergo che apre e comincia a fatturare. Per questo la domanda su quale strada segue la pratica la facciamo noi, per iscritto, all'inizio e non alla fine: è una riga di posta elettronica che costa cinque minuti e che evita di scoprire al collaudo che un pannello a parete andava certificato diversamente.

Se volete, possiamo leggere insieme la relazione antincendio del vostro cantiere e dirvi che cosa serve pezzo per pezzo: la pagina contract spiega come lavoriamo, e ci si scrive dai contatti.

Domande frequenti

Il Codice di prevenzione incendi ha sostituito il decreto del 1994 per gli alberghi?

No. Il decreto 12 aprile 2019, in vigore dal 20 ottobre 2019, ha eliminato la doppia possibilità per molte attività ma ha introdotto l'articolo 2-bis, che per le attività dotate di regola tecnica tradizionale — fra cui gli alberghi — conserva l'alternativa. Si sceglie una strada e la si percorre per intero.

Se il progetto segue il Codice, il mio divano deve avere una certificazione diversa?

No. Nella tabella S.1-5 del Codice il gruppo GM2 per i mobili imbottiti corrisponde alla classe italiana 1 IM, la stessa che chiede il decreto del 1994. Il documento è lo stesso: l'omologazione secondo il decreto 26 giugno 1984.

Posso prendere qualche prescrizione dal 1994 e qualche altra dal Codice?

No. Le due strade sono alternative e non complementari. Una relazione che le mescola va corretta prima che la fornitura parta.

Il mio albergo ha venti camere. Quale regola si applica?

Dipende dai posti letto, non dalle camere. Oltre venticinque posti letto si rientra nel Titolo II del decreto del 1994 o nella sezione V.5 del Codice; fino a venticinque si resta nel Titolo III, e la sezione V.5 non si applica. Il numero esatto sta nella pratica antincendio.

Chi decide, fra progettista, impresa e fornitore?

Il progettista antincendio, che è la persona che firma la relazione e se ne assume la responsabilità. Il fornitore di arredi esegue quella scelta e deve pretenderla per iscritto.

Parlane con noi La divisione contract

Questa pagina cita il DM 9 aprile 1994, il DM 3 agosto 2015 (Codice di prevenzione incendi) con il capitolo S.1 e la tabella S.1-5, il DM 9 agosto 2016 e il DM 14 febbraio 2020 che lo ha sostituito, il DM 12 aprile 2019, il DM 26 giugno 1984 e il DM 3 settembre 2001, oltre a due note della direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica del 23 febbraio 2000 e del 10 maggio 2001. Quale impianto normativo si applichi al vostro albergo, e con quali prescrizioni di dettaglio, è una valutazione che spetta al progettista antincendio che firma la pratica: questa pagina non sostituisce il progetto né il parere del professionista.