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Quanti cicli Martindale servono per un divano d'albergo?
Il capitolato scrive un numero di cicli, la scheda del tessuto scrive un altro numero, e i due non parlano sempre della stessa prova. Il Martindale è una misura seria, ma misura una cosa sola — e in una camera d'albergo le cose che consumano un rivestimento sono parecchie.
In breve. Il numero di cicli che si legge nelle schede viene dalla parte 2 della EN ISO 12947, quella che cerca la rottura del provino, e per i tessuti da rivestimento la prova si fa a una pressione nominale di 12 kPa: un numero misurato a 9 kPa non è confrontabile. Il Martindale non dice nulla su cuciture, pilling, pulibilità, solidità del colore e reazione al fuoco. E scegliere il tessuto guardando solo i cicli è il modo più comune di far decadere un'omologazione in classe 1 IM.
Che cosa misura davvero il test Martindale
Un provino di tessuto viene fissato su un supporto e strofinato contro un abrasivo normalizzato seguendo una figura che cambia continuamente direzione, così che il filo non venga consumato sempre nello stesso verso. Un ciclo è un giro completo di quella figura. Il numero che compare nelle schede tecniche è il numero di cicli raggiunti prima che accada qualcosa di preciso — e che cosa sia quel qualcosa lo decide la norma, non il fornitore.
La norma è la EN ISO 12947, Tessili — Determinazione della resistenza all'abrasione dei tessuti con il metodo Martindale, e si articola in quattro parti: la parte 1 descrive l'apparecchiatura, la parte 2 determina la rottura del provino, la parte 3 la perdita di massa, la parte 4 la valutazione del cambiamento di aspetto. Il numero grande che finisce nei capitolati viene quasi sempre dalla parte 2. Le parti 3 e 4 misurano altro: quanto materiale se ne va, e quanto il tessuto cambia faccia prima di rompersi.
Due esclusioni della parte 2 conviene conoscerle, perché spostano interi gruppi di materiali fuori dalla prova. Il metodo si applica a tutti i tessili, compresi i nontessuti, ma non ai tessuti rivestiti, compresi quelli accoppiati: per l'abrasione di una superficie rivestita la norma rimanda alla ISO 5470. Restano fuori anche i tessuti per i quali chi redige la specifica dichiara una vita all'abrasione bassa. Su una finta pelle o su un accoppiato, quindi, un numero Martindale va chiesto e spiegato.
Perché due numeri di cicli non sono confrontabili
Qui sta il punto che fa discutere progettisti e fornitori, e che quasi nessuno scrive. La parte 2 prevede due carichi, e quindi due pressioni nominali diverse:
- 795 ± 7 g, pressione nominale 12 kPa: abbigliamento da lavoro, tessuti per rivestimento, biancheria da letto e tessuti per impieghi tecnici;
- 595 ± 7 g, pressione nominale 9 kPa: abbigliamento e tessili per la casa, esclusi i rivestimenti e la biancheria da letto.
Un tessuto destinato a rivestire una seduta si prova a 12 kPa. Se una scheda dichiara un numero molto alto e non dice a quale pressione, il sospetto legittimo è che sia stato misurato a 9 kPa, dove lo stesso tessuto arriva naturalmente più lontano. È la ragione per cui «quarantamila cicli» da solo non significa niente: il dato completo è norma, parte, pressione e criterio di rottura. Quattro righe, non una.
Quando si dice che il provino è «rotto»
La parte 2 definisce la rottura come il punto in cui sono soddisfatti criteri basati sulla rottura dei fili oppure sull'area consumata, e i criteri cambiano con la costruzione del tessuto. Per i velluti e per i tessuti floccati non si contano fili: si guarda l'area. La norma distingue il pelo completamente consumato — area consumata estesa a più di tre quarti della superficie esposta — dal pelo consumato in parte, cioè una perdita visibile di pelo o di fiocco in punti localizzati.
La conseguenza pratica è secca: un velluto e un tessuto piano che dichiarano lo stesso numero di cicli non hanno superato la stessa prova. Metterli in colonna e scegliere il più alto è un errore di categoria, non una valutazione.
Allora quanti cicli servono in un albergo?
Non esiste una soglia di legge. Le fasce che circolano — le stesse, parola per parola, su cataloghi di tessuti e blog di arredamento — sono convenzioni commerciali: utili per orientarsi, inutili da citare in un contratto, perché nessuno ne risponde.
La norma che invece fissa requisiti è un'altra, ed è quella da nominare: la EN 14465, Tessili — Tessuti per rivestimento — Specifica e metodi di prova, che si applica ai tessuti per rivestimento sia per uso domestico sia per uso pubblico, ed esclude espressamente i sedili di veicoli stradali e ferroviari, di imbarcazioni e di aeromobili. I suoi requisiti di abrasione sono fasce di cicli in migliaia, differenziate per tipo di tessuto — piano, ciniglia, velluto, floccato, nontessuto — e stanno in allegato. E non viaggiano da soli: la stessa norma richiede trazione e lacerazione, scorrimento delle cuciture in millimetri, scoppio per maglie e nontessuti, pilling valutato a 2.000 cicli con prosecuzione a 5.000 per informazione, e solidità del colore alla luce e allo sfregamento.
Il numero che decide, alla fine, è quello scritto nel capitolato. E un capitolato fa un buon lavoro quando, invece di un numero isolato, scrive una norma, una destinazione d'uso e un tipo di tessuto: come si scrive una voce che tiene è in una guida a parte.
Che cosa il Martindale non dice
- La cucitura. Un tessuto che resiste all'abrasione e scorre sulla cucitura si apre sul bordo del cuscino, non al centro della seduta. Lo scorrimento delle cuciture è una prova diversa, e in una seduta d'albergo cede prima.
- Il pilling. Le palline si formano molto prima dei cicli di rottura: la EN 14465 le valuta a 2.000 cicli, non a cinquantamila.
- La pulibilità e la luce. In una hall il nemico quotidiano è la macchia, e una poltrona davanti a una vetrata perde colore molto prima di consumarsi: in entrambi i casi il tessuto viene sostituito da nuovo, non da consumato.
- Il fuoco. E qui il discorso cambia di natura, perché non è più una questione di durata.
Il tessuto con più cicli può far decadere l'omologazione?
Sì, e succede con regolarità. L'omologazione di reazione al fuoco di un imbottito riguarda il manufatto, non i materiali presi uno per uno: la prova si fa sulla combinazione di rivestimento e imbottitura, e il rivestimento è uno degli elementi su cui quella prova è stata fatta. Cambiarlo con un altro — più robusto, più bello, più caro — fa decadere il certificato, a meno che si tratti dello stesso tessuto in un altro colore o con un altro disegno. Il dettaglio sta nella guida su rifoderare un imbottito, e che cosa deve arrivare insieme ai pezzi sta in quella sui documenti.
La sequenza sbagliata è sempre la stessa. Il progettista sceglie il tessuto sui cicli, l'ufficio acquisti lo conferma, e tre settimane dopo qualcuno chiede il certificato in classe 1 IM del modello: quello che esiste è intestato a un'altra combinazione. Da lì si riparte dalla prova, con i tempi e i costi della prova, e in mezzo c'è una data di apertura.
La sequenza giusta è la stessa a rovescio: prima si verifica che la combinazione tessuto-imbottitura sia omologata o omologabile, poi, fra quelle che lo sono, si guarda il Martindale per scegliere. L'ordine dei due passaggi non cambia il lavoro: cambia chi se ne accorge, e quando.
E sulle barche?
La EN 14465 esclude dal proprio campo di applicazione i sedili di imbarcazioni, e non per distrazione: su una barca la catena di certificazione è un'altra, e il rivestimento viene valutato dentro quella — per gli imbottiti nautici c'è una guida dedicata. Anche la pelle sta fuori da questo discorso: non si misura in cicli Martindale, ed è il tema della guida sulle pelli.
Come lavoriamo noi
In fabbrica, al fornitore del tessuto non chiediamo un numero: chiediamo il rapporto di prova, con la norma e la parte applicata, la pressione nominale, il tipo di tessuto e il criterio di rottura. Poi, prima di guardare l'abrasione, verifichiamo la combinazione con l'imbottitura che andrà dentro quel modello. È un ordine di operazioni, non una cortesia burocratica: in una commessa alberghiera il valore che pesa di più non è il prezzo della singola seduta, è il tempo. Prodotti a norma, certificati e consegnati nei tempi significano un'apertura che non slitta e un committente che comincia a fatturare; un tessuto scelto bene al primo giro è una prova in meno da rifare.
I rivestimenti li scegliamo insieme a chi progetta: i materiali sono nella pagina Collezioni, come seguiamo una commessa è nella sezione Contract, e dai contatti si arriva a chi la segue.
Domande frequenti
Il capitolato chiede un numero di cicli: basta la scheda del tessuto?
Non basta. Serve il rapporto di prova, con la norma e la parte applicata, la pressione nominale — 12 kPa per i tessuti da rivestimento — il tipo di tessuto e il criterio di rottura usato. Una scheda che dichiara soltanto «Martindale 50.000» non è verificabile, e in una contestazione non vale.
Posso confrontare un velluto e un tessuto piano sul numero di cicli?
No, perché non hanno superato la stessa prova. Per i velluti e i tessuti floccati la rottura si valuta sull'area consumata, e il pelo completamente consumato è definito come area consumata estesa a più di tre quarti della superficie esposta; per i tessuti piani i criteri si basano sulla rottura dei fili.
Esiste un numero minimo di cicli per l'uso alberghiero?
Non per legge. La EN 14465 fissa requisiti di abrasione in fasce di cicli differenziate per tipo di tessuto, insieme a trazione, lacerazione, scorrimento delle cuciture, pilling e solidità del colore. Le fasce che circolano su cataloghi e blog sono convenzioni commerciali, non obblighi.
Il Martindale vale anche per la finta pelle e i materiali accoppiati?
La EN ISO 12947-2 esclude dal proprio campo di applicazione i tessuti rivestiti, compresi quelli accoppiati, e per l'abrasione di una superficie rivestita rimanda alla ISO 5470. Un numero Martindale dichiarato su un materiale rivestito va chiesto e spiegato.
Se sostituisco il tessuto con uno più resistente, tengo il certificato antincendio?
Se il tessuto è diverso, no: l'omologazione riguarda il manufatto imbottito e si fa sulla combinazione provata, di cui il rivestimento è uno degli elementi. Lo stesso tessuto in un altro colore o con un altro disegno, sì.
Parlane con noi La divisione contract
Questa pagina cita la EN ISO 12947 nelle sue quattro parti — apparecchiatura, rottura del provino, perdita di massa, cambiamento di aspetto — e in particolare la parte 2 nell'edizione 2016, la EN 14465:2003+A1:2006 e la ISO 5470 per l'abrasione delle superfici rivestite. Le fasce di cicli citate in commercio per distinguere l'uso domestico da quello pubblico non sono requisiti di legge. Il dato valido per un tessuto è quello del suo rapporto di prova, e il requisito che vincola una fornitura è quello scritto nel capitolato: questa pagina non sostituisce la verifica sui documenti della commessa.

