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La vernice o la finitura di un mobile conta nella sua classe di reazione al fuoco?
Una nota in fondo all'elenco dei materiali dice che le finiture fino a 0,6 mm sono ininfluenti. La nota esiste, ma dice meno di quello che le si fa dire.
In breve. La nota vale soltanto per i materiali non combustibili e tiene fuori i prodotti da costruzione: su un telaio in acciaio o su un piano in pietra una verniciatura sottile non sposta la classe, sul legno sì, perché il legno combustibile è parte del materiale provato. La vernice ignifuga, dal lato suo, è una strada aperta per i rivestimenti lignei, non per gli arredi. Chi fabbrica ha quindi una sola mossa utile: decidere il ciclo di finitura prima della prova.
La nota dei 0,6 mm: che cosa dice esattamente
L'elenco dei materiali e dei metodi di prova è l'allegato A.2.1 del decreto del 26 giugno 1984, sostituito dall'articolo 7 del decreto del 14 ottobre 2022. In fondo c'è una nota, e conviene leggerla per intero invece che a memoria: «nel caso di materiali non combustibili, con esclusione dei prodotti da costruzione, vengono considerati ininfluenti gli strati di finitura superficiali composti da vernici e/o pitture di spessore non superiore a 0,6 mm».
Tre condizioni, tutte necessarie: il materiale sotto non combustibile, non un prodotto da costruzione, la finitura non oltre i sei decimi di millimetro. Se cade una delle tre, la nota non si applica e la finitura torna a essere parte di ciò che si prova.
Nel modo in cui la nota viene citata cade la prima condizione, la più importante. Lo stesso decreto, all'articolo 2, assegna i materiali alle classi da 0 a 5 con l'aumentare della loro partecipazione alla combustione e precisa che «quelli di classe 0 sono non combustibili». La nota, in sostanza, dice che un materiale di classe 0 non perde quella condizione per una verniciatura sottile. Non dice nulla sui materiali che bruciano.
Perché sul legno la nota non vale
Il legno è combustibile, e la conseguenza è immediata: la finitura non è un velo che si possa scontare, è parte del materiale. La definizione lo mette in chiaro prima ancora delle prove: all'articolo 2 il decreto chiama materiale «il componente (o i componenti variamente associati) che può (o possono) partecipare alla combustione in dipendenza della propria natura chimica e delle effettive condizioni di messa in opera per l'utilizzazione». Componenti variamente associati, quindi l'insieme e non il pannello nudo; in dipendenza della natura chimica, e un ciclo di finitura è chimica aggiunta sulla superficie che prende fuoco per prima.
Il risultato pratico è che la classe appartiene al mobile verniciato con quel ciclo, non al legno. Un fondo diverso o un numero di mani diverso sono una variazione del materiale provato, e il decreto è severo: all'articolo 9 l'omologazione «decade automaticamente se il materiale subisce una qualsiasi modifica», e la certificazione rilasciata ai sensi dell'articolo 10 decade allo stesso modo rispetto al prototipo certificato. Su come si legge un documento e che cosa lo fa decadere c'è la guida dedicata; sul documento che descrive un impiego diverso da quello della fornitura, quella sull'omologazione riferita a un altro impiego.
La vernice ignifuga: a che cosa serve, e per cosa
Qui l'equivoco è di destinazione, non di spessore: le regole aprono davvero una strada che passa dalla vernice, ma la aprono per i rivestimenti, non per gli arredi.
La regola tecnica degli alberghi del 9 aprile 1994, al punto 6.2, la nomina nel suo ultimo capoverso: «È consentita la posa in opera di rivestimenti lignei, opportunamente trattati con prodotti vernicianti omologati di classe 1 di reazione al fuoco, secondo le modalità e le indicazioni contenute nel decreto ministeriale 6 marzo 1992». Rivestimenti lignei: boiserie, pannellature a parete, perline. Non sedie, non armadi, non tavoli.
Il Codice di prevenzione incendi conferma la stessa collocazione. Nella tabella dei gruppi di materiali per rivestimento e completamento, come sostituita dall'articolo 12 del decreto del 14 ottobre 2022, una nota precisa che qualora i rivestimenti siano «trattati con prodotti vernicianti ignifughi omologati ai sensi del D.M. 6/3/1992, questi ultimi devono essere idonei all'impiego previsto» e avere una classificazione definita per gruppo: classe 1 per GM1 e GM2, classe 2 per GM3. Anche qui si parla di rivestimenti, e cioè di prodotti da costruzione: esattamente la categoria che la nota dei 0,6 mm esclude. Il confine fra i due mondi è il tema della guida su euroclasse e classe italiana.
Quindi «li verniciamo con un prodotto ignifugo e siamo a posto», detto di un lotto di sedie, risponde con la regola di un altro oggetto. E l'idoneità all'impiego è una condizione scritta: un prodotto omologato per una boiserie non è automaticamente idoneo su un mobile.
Sull'imbottito la domanda non si pone nemmeno
Su un divano il discorso finisce prima. L'allegato A.2.1 assegna ai mobili imbottiti e ai materassi il metodo UNI 9175, e quella prova si fa sull'assieme: struttura, imbottitura e rivestimento insieme. Non c'è uno strato di finitura da scontare, perché non c'è un materiale sottostante già classificato a cui applicare la nota: un trattamento aggiunto sulla pelle fa parte dell'assieme da provare. Quando serve la Classe 1 IM in albergo è spiegato nella guida dedicata.
Il campione, quando il pezzo non è piano
C'è un secondo periodo nella stessa nota, che non circola mai e che riguarda chi fabbrica pezzi sagomati: «nel caso di materiale le cui dimensioni e/o forma non permettano il prelievo delle provette previste dai singoli metodi, queste dovranno essere ricavate da lastre piane di natura equivalente e di appropriate dimensioni o con altri criteri» stabiliti dal Centro studi ed esperienze.
Tradotto nel lavoro: una testiera curva o un bancone sagomato non si tagliano a provini, si preparano lastre piane «di natura equivalente», cioè con lo stesso supporto e lo stesso ciclo di finitura. Ed è il motivo per cui il ciclo va congelato prima: la lastra di prova deve essere la fotografia di quello che uscirà dalla verniciatura. Quando i certificati non arrivano o descrivono altro, le strade che restano sono nella guida sugli arredi senza certificati.
Che cosa chiedere, in pratica
- Sul documento: su quale supporto e con quale ciclo di finitura è stata fatta la prova, non soltanto quale classe ne è uscita;
- Sulla corrispondenza: il ciclo del documento e quello dell'ordine devono essere lo stesso ciclo. Un colore diverso dentro lo stesso ciclo è un'altra cosa da un ciclo diverso;
- A chi propone la vernice ignifuga: su quale impiego il prodotto è omologato, e se quell'impiego è il vostro;
- In capitolato: il ciclo di finitura va scritto accanto all'articolo, perché una variante decisa dopo la prova la fa ripartire. Come si scrive una voce esigibile è nella guida al capitolato, e i documenti che devono arrivare con i pezzi sono nella guida sui documenti.
Come lavoriamo noi
Brianform nasce nel 1982 in Brianza ed è un marchio di Sibilia S.r.l., con sede e showroom a Cantù: divani, poltrone, tavoli e arredi su misura per alberghi e residenze, con legno, marmo, ferro e imbottito lavorati all'interno. Avere la falegnameria e la verniciatura dentro la stessa fabbrica serve esattamente a questo: il ciclo di finitura non arriva da fuori a prova fatta, è una decisione che si prende insieme al disegno, quando si può ancora prendere. In una commessa alberghiera il valore più importante è il tempo: prodotti a norma, certificati e consegnati nei tempi significano un'apertura rapida, e un albergo che apre prima comincia prima a fatturare. Il momento in cui tutto questo si verifica, pezzo per pezzo, è la camera campione.
I modelli stanno nelle collezioni; la pagina Contract spiega come seguiamo le commesse, e si parte dai contatti.
Domande frequenti
Una mano di vernice su un mobile fa cambiare la classe di reazione al fuoco?
Dipende dal materiale sotto. Su un materiale non combustibile che non sia un prodotto da costruzione, uno strato fino a 0,6 mm è considerato ininfluente. Su un materiale combustibile, il legno compreso, la finitura fa parte del provato e la classe si riferisce al pezzo con quel ciclo.
Posso portare un mobile in classe 1 verniciandolo con un prodotto ignifugo?
Non è la strada che le regole prevedono per gli arredi. Il decreto del 1994 nomina i prodotti vernicianti omologati per i rivestimenti lignei, e il Codice li nomina per i rivestimenti: in entrambi i casi si tratta di prodotti da costruzione. Per un mobile la classe si ottiene con la classificazione del manufatto.
Cambiare soltanto il colore della finitura invalida il documento?
Il colore e il disegno non sono l'oggetto della classificazione; il ciclo di finitura sì. La domanda da fare è se il colore nuovo appartiene allo stesso ciclo provato, con lo stesso fondo e le stesse mani, oppure se è un ciclo diverso.
Come si prova un pezzo curvo o sagomato?
Con provini ricavati da lastre piane di natura equivalente, come prevede la nota dell'allegato A.2.1 quando forma e dimensioni non consentono il prelievo. «Natura equivalente» comprende il ciclo di finitura.
Parlane con noi La divisione contract
I testi normativi citati in questa pagina sono stati letti alla fonte: il D.M. 26 giugno 1984, articoli 2 e 9, con l'allegato A.2.1 e la nota finale come sostituiti dall'art. 7 del D.M. 14 ottobre 2022 (Gazz. Uff. 26 ottobre 2022, n. 251); l'art. 10 del medesimo decreto come sostituito dall'art. 5 del D.M. 14 ottobre 2022; l'art. 12 del D.M. 14 ottobre 2022, che sostituisce le tabelle della sezione S.1 del D.M. 3 agosto 2015; il D.M. 9 aprile 1994, punto 6.2; la norma UNI 9175. Il D.M. 6 marzo 1992 è citato come lo citano i due testi sopra, e non è stato letto nell'originale: il metodo di prova che stabilisce non è quindi riportato qui. La scelta della regola applicabile e le prescrizioni di reazione al fuoco del singolo progetto restano di competenza del progetto antincendio e del professionista incaricato.

