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Scrivanie, armadi e sedie di più materiali: come si omologano?
La regola sta in una circolare del 2004: si classificano tutti i componenti, e al manufatto intero va la classe peggiore.
In breve. La regola sta nella circolare n. 7 del 18 giugno 2004 e nella risoluzione allegata: la classificazione si fa per tutti i componenti del manufatto, ciascuno al suo spessore minimo, in posizione parete; e se i componenti hanno un comportamento al fuoco diverso, al mobile intero va la classe peggiore. Nessuna somma, nessuna media. Si omologa come singolo prodotto o come serie, e si estende a un secondo modello solo a spessori minimi identici.
La domanda era arrivata dai produttori
La circolare si apre dicendo perché esiste: alcune ditte del settore degli arredi avevano segnalato al Ministero le difficoltà che incontravano nel certificare e poi omologare prodotti quali sedie, scrivanie, armadi, banchi scolastici e mobili in generale realizzati con più di un materiale omogeneo. Un ostacolo di fabbrica: i decreti parlavano di materiali, e un armadio non è un materiale.
Che cosa deve essere omogeneo
Prima delle procedure la circolare pone due limitazioni, ed è il filtro per rientrare in questa strada. La seconda è quella che conta: l’omogeneità non è solo una proprietà del materiale, è anche una proprietà di come lo si usa.
- ogni singolo materiale che costituisce il prodotto deve risultare omogeneo;
- l’omogeneità va intesa riferita tanto alle caratteristiche fisico-chimiche della materia di ogni singolo materiale impiegato, quanto all’uniformità di impiego ed eventuale posa in opera.
Perché al mobile si attribuisce la classe peggiore
La parte che decide tutto non sta nel corpo della circolare ma nella risoluzione del 1° giugno 2004 che la circolare si allega. Dice che per i sedili rigidi e per gli altri materiali del punto D3, anche per quelli non fissati agli elementi strutturali e costituiti da molteplici materiali combustibili, la classificazione deve avvenire per tutti i componenti, con i loro relativi spessori minimi, nella posizione parete. E chiude così: nel caso in cui questi presentino un comportamento al fuoco diverso, all’intero manufatto va attribuita la classe peggiore.
Si capisce allora perché una cartellina di certificati dei singoli pezzi non equivale al certificato del mobile: è la ragione per cui un tessuto omologato non fa un imbottito omologato, ripresa nella guida sulla classe 1 IM e, sui metodi, nella guida su classe 1 IM e CRIB 5. Il componente peggiore non abbassa la media: governa la classe. Un’ultima riga risolve un problema di officina: se dimensioni o forma non permettono di prelevare le provette, queste si ricavano da lastre piane di natura equivalente — il bracciolo curvo, lo schienale stampato.
E i braccioli e il tavolino fissati alla sedia?
È la domanda che un progettista ha posto in una discussione pubblica fra tecnici, e nel filo è rimasta senza risposta: nelle sedie da aula e da sala conferenze, non imbottite, i braccioli e i tavolini fissati alla sedia devono a loro volta essere classificati? Aggiunge di trovare presso diversi produttori la certificazione della sedia ma non degli accessori, forniti a parte, e che alcuni sostengono che non rientrino nella normativa senza dire dove sia scritto.
La circolare non nomina gli accessori, ma dice due cose che li riguardano: la classificazione si fa per tutti i componenti del manufatto, e i prodotti sono omologati con impiego «MOBILE», specificandone l’uso previsto — MOBILE (SEDIA), MOBILE (ARMADIO) — e, dove sia contemplata, la relativa posa in opera. L’atto riguarda dunque un manufatto con un nome e un uso, non una categoria.
Messe insieme cambiano la domanda da fare al fornitore: non «la sedia ha il certificato?», ma quali componenti stavano nella campionatura, con quali spessori minimi, e se la denominazione sull’atto è quella del modello come viene fornito, accessori compresi. Se il bracciolo è un codice a parte che non era nella campionatura, il documento descrive un manufatto diverso da quello che arriva in cantiere.
Un prodotto solo, oppure una serie
Per un singolo prodotto si trasmette l’istanza in carta legale secondo lo schema allegato, con il certificato di reazione al fuoco in originale o in copia autenticata in bollo; ne esce un atto di omologazione, da non confondere con il rapporto di prova del laboratorio — distinzione che ha una guida sua. Si può però omologare in un’unica soluzione anche una serie, con le procedure stabilite per le serie di imbottiti dalla nota del 30 dicembre 1993, quella della guida sul divano su misura. Le prescrizioni sono quattro:
- la serie, individuata con una propria denominazione commerciale, deve essere costituita esclusivamente da modelli della stessa tipologia di mobile (la circolare porta come esempi le sedie rigide e il banco scolastico);
- tutti i modelli devono essere realizzati con gli identici componenti e dare luogo alla medesima campionatura di prova;
- la dichiarazione va redatta sul modello allegato, su carta intestata e sotto responsabilità civile e penale, elencando i mobili che insieme al modello simbolo costituiscono la serie;
- l’istanza segue lo schema del prodotto singolo, con la denominazione della serie e non del modello simbolo.
La dichiarazione contiene una frase da rileggere prima di firmarla: i mobili citati sono realizzati con i medesimi materiali, danno luogo alla medesima campionatura e differiscono unicamente per forma. Una serie non è un catalogo. Le rifiniture superficiali sono ammesse, ma nella serie devono essere identiche per tutti i modelli e identiche a quella della campionatura provata: cambiare laccatura o nobilitato non è una variante di colore, ed è una delle cose che si scoprono nella camera campione.
L’estensione a un secondo modello
È ammessa anche l’estensione, che la circolare motiva estendendo ai manufatti di più materiali un criterio già previsto nel 1987 per i materiali omogenei a spessore variabile. Chi ha l’omologazione di un prodotto può chiederla per un altro modello se questo è realizzato con i medesimi materiali omogenei e ha una conformazione tale da avere in comune con il prodotto omologato, nella variabilità degli spessori, l’identicità di quelli minimi, dichiarata per materiali, stratificazione e dimensioni di ogni componente.
Una nota in coda si paga cara quando si scopre tardi: l’atto di estensione è rilasciato solo se l’omologazione di riferimento non è scaduta — come si legge quella data sta nella guida su come si legge un’omologazione; se invece cambia l’ambiente d’uso e non il prodotto, il tema è nella guida sull’impiego diverso.
Quali mobili devono avere una classe: la parte ancora discussa
Resta aperta la domanda a monte: quali arredi debbano avere una classe sotto il codice di prevenzione incendi. Nel 2020 una società ha chiesto al Ministero di confermare che la voce «mobili fissati e non agli elementi strutturali (sedie e sedili non imbottiti)» della tabella S.1-5 comprendesse anche librerie, armadiature, scrivanie, tavoli e banconi reception. La risposta del 2 settembre 2020 non conferma quella lettura: osserva che la tabella elenca puntualmente i materiali che necessitano di requisiti di reazione al fuoco, espressi in soli termini di classe italiana perché, non trattandosi di prodotti da costruzione, la classificazione europea non è applicabile, e rimanda alle strutture territoriali dei vigili del fuoco. Nessuna conferma, dunque, e nessun divieto: molte committenze sanitarie e scolastiche la chiedono per prassi. Sui materiali resta la guida su euroclasse e classe italiana, su quale corpo di regole si applichi la guida sul DM 1994 e il codice.
Sei righe da chiedere al fornitore
- la denominazione sull’atto, confrontata con il codice d’ordine;
- se è una serie, la dichiarazione con l’elenco dei modelli;
- quali componenti erano nella campionatura, e a quali spessori minimi;
- la rifinitura dichiarata, e se è quella del pezzo fornito;
- se il documento è un rapporto di prova o un atto di omologazione, con quale impiego;
- se è un’estensione, l’atto di riferimento e la sua validità alla data dell’ordine.
Che cosa deve arrivare insieme ai pezzi, e in quale forma, è nella guida sui documenti.
Come lavoriamo noi
Brianform lavora in casa il legno, il marmo, il ferro e l’imbottito, e un mobile di più materiali si decide prima del disegno: campionatura e spessori minimi sono scelte di progetto, e su un pezzo già costruito restano solo strade lunghe. In una commessa alberghiera il valore che pesa più di tutti è il tempo. Il percorso di una commessa è nella sezione Contract, le tipologie nelle collezioni, e dai contatti si arriva a chi segue la pratica.
Domande frequenti
Se ogni componente è in classe 1, il mobile è in classe 1?
Solo se lo sono tutti, ciascuno allo spessore minimo con cui è impiegato: a comportamenti al fuoco diversi, al manufatto intero va la classe peggiore.
Una serie può comprendere una sedia e una scrivania?
No. Deve essere costituita esclusivamente da modelli della stessa tipologia, con gli identici componenti e la medesima campionatura, e differire soltanto per forma.
Posso cambiare la finitura superficiale di un modello già omologato?
Non è una variante neutra: la rifinitura deve essere identica a quella della campionatura provata e, nella serie, identica per tutti i modelli. Si verifica prima dell’ordine.
I braccioli e il tavolino fissati alla sedia vanno classificati?
La circolare non li nomina, ma la classificazione si fa per tutti i componenti del manufatto e l’atto riguarda un manufatto con un nome e un uso: la domanda da fare è quali componenti stavano nella campionatura.
Parlane con noi La divisione contract
Questa pagina riporta la circolare n. 7 del 18 giugno 2004 del Ministero dell’Interno — Dipartimento dei vigili del fuoco, del soccorso pubblico e della difesa civile, Direzione centrale per la prevenzione e la sicurezza tecnica, prot. DCPST/A5/1968/OM/9003, «DD.MM. 26/06/1984 e 03/09/2001 — Omologazione di mobili fissati, e non, agli elementi strutturali, realizzati con più materiali omogenei», e la risoluzione del 1° giugno 2004 ad essa allegata: entrambe lette nel testo del documento, comprensivo degli allegati 1, 2 e 3. Nel corpo della circolare la risoluzione è indicata come n. 38, mentre l’allegato riporta «Risoluzione n. 8»: la discordanza è nel documento e qui la risoluzione è citata per data. La nota del 2 settembre 2020, prot. 11297, «Reazione al fuoco di materiali ed arredi e porte di piano degli ascensori», è citata per il suo testo come riportato nella raccolta «Note e chiarimenti al DM 3 agosto 2015» del Corpo nazionale dei vigili del fuoco. La nota del 30 dicembre 1993 sulle serie di mobili imbottiti e la circolare del 16 aprile 1987 sui materiali a spessore variabile sono citate come richiamate dalla circolare del 2004, non lette nell’originale. La domanda sui braccioli e sui tavolini, e la risposta ricevuta, sono riferite come contributi di una discussione pubblica fra tecnici letta per intero: sono opinioni di chi le ha scritte, non prassi che affermiamo come generale. Nessun prezzo, nessun tempo d’intervento, nessun caso aziendale, nessuna nostra omologazione citata. La valutazione del singolo caso spetta al professionista che firma la pratica, al laboratorio che esegue le prove e al Comando competente.

